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18/09/2k21 - Passivo-Aggressivo: Gli sviluppatori odiano in silenzio. Ma l'odio rimane nel loro codice.
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18 . 09 . 2019

Coreani alla riscossa

“Quella Cosa Stupida Che Mi Hanno Chiesto Di Fare” non sarà mica collegata a Quella Cosa di cui parlava lo Stagista un paio di settimane fa, giusto al rientro dalle ferie? Del resto questo sarebbe un webcomic, dunque qualche riferimento ipertestuale incrociato tra le strip non ci spaventa mica, no?
Ma che ne so, io sono ancora in after dopo gli eccessi di settimana scorsa, quando ho scritto un trattatello di diecimila caratteri sull'ultimo film di Evangelion. Un Magnum Opus che mi ha svuotato corpo e spirito.
Dovevo farlo: non potevo tenermi dentro tutte quelle emozioni, e non potevo nemmeno accontentarmi di esprimerle a voce come viene, in qualche chiacchera senza pretese. Dovevo almeno provare a esprimerle per iscritto... e questa malcapitata colonna era lì apposta.

Ora basta però: ho sprizzato in giro tutti i memi che potevo, l'attimo di passione è passato e non avrò più voglia di Evangelion per un po'. Questo quarto film, che per quanto mi riguarda è l'apoteosi del Cartone Animato Giapponese, è un'opera che richiede una preparazione mentale elaborata, e ha una lista di prerequisiti lunga così... lo riguarderò senz'altro, se avrò vita, libero dall'assillo di capirci qualcosa e più ricettivo forse agli aspetti viscerali dell'esperienza audiovisiva, ma non subito.
Nel frattempo c'è il settore del divertimento elettronico che preme per una fetta significativa del nostro budget di Attenzione.
Dicevo al rientro dalle ferie di alcuni annunci più o meno vaghi, fatti in conferenze in diretta streaming invariabilmente tristissime. E di queste tristissime conferenze mi hanno elettrizzato soltanto gli annunci di due titoli coreani, senz'altro per una pura coincidenza.
Coreani sì, ma fatti a quanto sembra dai coreani buoni: cioé da quelli che non costruiscono i loro giochi per incatenarti in un internet café di Seoul a morire di stenti dopo 127 ore di gioco consecutive.
Il primo gioco si chiama DokeV (lode all'onomastica coreana). È una cosina buffissima perché sfoggia una fattura tecnica sbalorditiva, ma proprio da andare giù di testa, una cosa che finora non ci avevano mai fatto vedere neppure le punte di diamante dei più blasonati studi first-party occidentali... e però è di fatto il giochino dei Pokémon, ma coreani.
Si può cavalcare un alpaca: tanto mi basta.
L'altro è un titolo di altrettanto pregevole fattura tecnica, che spinge l'Unreal Engine a livelli visti finora soltanto nelle demo tecniche tutte finte: Project EVE. Ancora una volta l'archivio senza fondo di questo sito ci viene in soccorso, perché ne avevamo già parlato all'epoca del suo primo annuncio.
Quel lato B mi sembrava familiare!
E infatti è giustamente la firma caratteristica di Kim Yung-Tae, l'artista che ci ha deliziato tante volte in passato con chara-design favolosi gettati via in giochini coreani senza valore. Speriamo che questa volta il gioco sia all'altezza.

Non abbiamo ancora smaltito la coda di notiziole succose da gettare nella bocca mai sazia di questi editoriali settimanali: il futuro di queste colonne è assicurato, almeno quello.

Lo-Rez: arte, storia, web design
18 . 09 . 2021

Con una bomba nel cervello

Non crediate che si faccia poi così comunemente la code review, uno di quei punti controversi dell'organizzazione sociale degli sviluppatori che a volte sopravvive come un'antica usanza, altre volte viene fatta nella maniera sbagliata, altre volte ancora semplicemente ripudiata. Dopotutto, se non costringete uno sviluppatore a guardare il codice di qualcun altro lui di certo di sua spontanea volontà non lo farà quindi ogni tanto la tiro fuori unicamente per fare la battuta.

Oggi andiamo lunghi perché è stata un'altra estate con un Suicide Squad e visto che ero a Milano ed era appena passato ferragosto sono andato a vedermelo al cinema completamente da solo, un'esperienza che dovreste fare almeno una volta nella vita. Sono uno dei pochissimi estimatori mondiali del film di Ayer quindi in una posizione proprio particolare per parlare di questo nuovo prodotto di Gunn (SPOILER).

Questo Suicide Squad è un'altra bizzarria dell'universo cinematografico DC, un'anomalia non imponente come la Snyder's Cut, ma comunque piuttosto assurda. Dato un film che non è andato proprio benissimo in un'epoca in cui i film DC andavano proprio male si è affidato il suo brand a un nuovo regista solo che non gli si è chiesto di fare un seguito, non gli si è chiesto di fare un reboot, non gli si è chiesto di fare un universo tutto suo. Lui allora ha preso su le ciliege più succose (e state tutti pensando ad Harley Quin in questo momento), ha sbattuto via tutto il resto e ha ricominciato da capo. Però forse ha continuato il lavoro di Ayer. Però forse (e qui già calpesterò qualche alluce) ha fatto lo stesso lavoro di Ayer, solo che era in condizioni di farlo meglio.

Lo dissi già ai tempi del 2016 che Suicide Squad era un'idea che il cinecomic non poteva accettare: dei cattivi (cattivi veri) che fanno i protagonisti, che quasi sicuramente muoiono (non è spoiler, è caratteristica del fumetto) e che alla fine il pubblico deve tifare. E' l'anti-disneytà in un universo in cui Disney detta legge, è un suicidio in termini creativi ancor più che dal punto di vista della trama. Eppure se vogliamo è un'idea geniale, un barlume di lucidità nelle teste folli dei produttori DC. Lucidità a cui gli stessi pazzi si sono affrettati a rimediare dando ad Ayer, nel corso della sua produzione, input palesemente contrastanti, perché Suicide Squad doveva essere un film cupo e doveva fare ridere e doveva essere pieno di personaggi cattivi e personaggi che poi alla fine erano simpatici e doveva esserci azione, ma anche sentimento. Il tutto in una pellicola di due ore ah ecco poi mettici il Joker si grazie.

Non importa che Gunn abbia fatto quei due bellissimi film (eh? ma dove?) dei Guardiani della Galassia, non importa che Gunn venga dalla scuola Troma, non importa niente di Gunn se non un fatto: appena arrivato alla DC ha detto "Il film lo faccio io e voi statevene fuori dalle scatole finché non è finito." CHECKMATE.

Questa recensione sarà un continuo parallelo Ayer/Gunn non per dirvi "guarda quanto è bravo Gunn e quanto è pirla Ayer", ma per farvi vedere che parliamo dello stesso film, in cui però il regista ha tenuto il timone dall'inizio alla fine sapendo perfettamente cosa faceva, sapendo che i suoi produttori avrebbero considerato tutto quello che faceva sbagliato, ma non avrebbero potuto farci niente.

Uno dei primi grossi buchi del primo Suicide Squad è Slipknot, personaggio che probabilmente non vi ricordate nemmeno esiste. Slipknot è a tutti gli effetti un membro della prima Suicide Squad solo che tu sei arrivato in sala e su di lui non hai visto un solo fotogramma di pubblicità, mentre di tutti gli altri hai avuto intere biografie filmate. Nella prima parte del film, dove vengono presentati i personaggi, lui viene completamente saltato e in generale quando scende dall'elicottero per unirsi agli altri la sensazione netta è che ha sbagliato film. "Scusate, è qui che si gira Billy Bombo e gli amici della Fattoria? Dovevo fare Slipknot" "No, questo è Suicide Squad" "Ok, allora mi siedo qui in fondo".
Slipknot ha una sola funzione: mostrare il meccanismo della bomba nel cervello che è nel titolo della recensione. Appena la missione parte lui decide come un idiota di disubbidire e muore. Lo sanno anche quelli nella sala accanto che Slipknot morirà all'incirca così, quando la sua testa salta per aria l'unica cosa che si prova è il sollievo per non dover più provare imbarazzo per lui.

Il lavoro fatto da Gunn è tutt'altro. Se guardare il materiale promozionale del suo film vedrete descrizioni, immagini, perfino merchindise quasi di tutti, tutti, proprio tutti i personaggi coinvolti, tanto che se siete un po' smaliziati vi chiedete come sia possibile che ce ne siano così tanti in una sola pellicola. Quando il film comincia si apre su Savant (interpretato da Michael Rooker, lo Yondu dei Guardiani della Galassia, insomma non il ragazzo che porta i caffé) e tutto è visto dal suo punto di vista. Tutta la procedura di reclutamento, tutta la costruzione della squadra, persino l'introduzione di Harley Quinn. Gunn ci dice: guarda, lui è il protagonista. I personaggi con lui sono la squadra. Dei sessanta personaggi che ti ho mostrato LA squadra sono questi.
Poi, in dieci minuti tutto va a gambe all'aria, i personaggi che ti sono stati fatti vedere cominciano a morire come mosche, Savant comincia a scappare e allora si, ecco che scoppia la sua bomba nel cervello.
Il film comincia la scena dopo e intanto a te è rimasto addosso il disagio di vedere i personaggi che credevi protagonisti crepare. E quel disagio è il motore di Suicide Squad: non importa quanto i personaggi di questo film sembreranno centrali, quello che faranno sarà crepare e a nessuno (a partire da Amanda Waller) importerà.
Può sembrare un dettaglio (ma parliamo di un quarto d'ora di pellicola) eppure Gunn vince su Ayer (e sull'invidia e sull'odio) lì, con questo momento instrumentato ben prima di entrare in sala, con una pubblicità palesemente ingannevole (perché vi assicuro che ho visto interviste a Fillion su TDK molto più lunghe del minutaggio generale del suo personaggio).

Eppure, tornando al mio punto, è ancora il film di Ayer. Perché la vera squadra è disegnata secondo gli appunti di Ayer. C'è il killer professionale supertecnologico (con bambino) a dirigere i giochi (Bloodsport/Deadshot), c'è Harley Quinn come Rick Flagg, c'è il personaggio tutto sommato non così cattivo ma con grossi traumi (Ratcatcher/Diablo), c'è il mostro mostruoso (Killer Croc/King Shark). Poi, nel film di Gunn c'è Peacemaker, che anche qui è la mossa per andare a vincere la competizione, perché crea un conflitto a più livelli con Bloodsport e aiuta i twist di trama finali, tutta roba che non c'era spazio di fare di là perchè "bisognava mettere il Joker". E il mostro mostruoso di Gunn può fare il mostro mostruoso perché nessuno ha messo un freno all'ultraviolenza del regista e i suoi nemici sono (principalmente) umani da squartare e divorare. E' naturale che dall'altra parte un Killer Croc che deve mangiare con le posate e che ha davanti dei non si sa bene che fantaccini demoniaci senza volto non può nemmeno partecipare alla competizione.
D'altro canto la Harley Quinn della Robbie (che è un personaggio pazzesco su cui lei ha fatto un lavoro enorme) viveva forse meglio nelle atmosfere cupe tout-court di Ayer dove rischiava meno di sembrare una macchietta sebbene abbia un ottimo sviluppo e comunque sia contento di averla finalmente vista impiegata in un film solido al terzo tentativo (perché di Bird of Prey non vogliamo neanche parlare).

Suicide Squad è un film stupido (lo sono tutti i cinecomic) e come per tutti i film stupidi non è tanto quello che è a determinare la sua qualità, ma il lavoro che viene fatto intorno, la rifinitura dei dettagli. Gunn, slegato dal mondo Disney, si può dire che ha fatto un film un po' alla Guardiani della Galassia, ma l'ultraviolenza a-là-Troma che ha potuto iniettare in quell'impianto rende tutto più sopportabile perché il tono leggero diventa una necessità per spettacolarizzare il massacro senza che diventi pesante, ma, anzi, un divertimento per lo spettatore. La Stella Marina aliena non è molto diversa da alcuni nemici affrontati proprio dai Guardiani della Galassia, ma qui può essere rappresentata genuinamente come in un Kaiju movie, non come semplice livello di un videogioco e nutrendosi anche di quei rimandi, pur nella sua coloratissima immagine, non fa crollare la tensione narrativa accompagnando correttamente il film alla conclusione.

In conclusione Suicide Squad è un buon prodotto che parte da un'ottima idea, realizzato secondo le regole che dovevano essere impiegate per realizzarlo. Non è un film assoluto che entrerà nella storia e probabilmente non voleva nemmeno, ma sono due ore di ottimo divertimento con un occhio a un gusto per l'eccesso che il cinema di blockbuster ha un po' perduto. Il mio animo radicalmente DC, quello che alla fine ha perdonato un sacco di cose (pure troppe) al DCEU, un po' avrebbe voluto che il film si prendesse più sul serio, ma queste sono ovviamente deformazioni personali che non possono snaturare un lavoro fatto avendo una rotta ben chiara in mente (ed è più di quello che accade di solito).
Curioso, terribilmente curioso, di cosa potrebbe finire con l'essere il progetto Peacemaker.

“Recently I made a promise to myself that the next time I got a boyfriend I’d be on the lookout for red flags and if I saw any I would do the healthy thing, and I would murder him.”

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