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19/09/2k26 - Kunoichi Clara Omake: Il ritorno di un grande classico
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19 . 09 . 2026

Non dovevamo connetterci

&“Forse non dovevamo connetterci”: con lo slogan di Death Stranding 2 il Maestro Kojima, in uno dei suoi agghiaccianti lampi di preveggenza, forse già preconizzava l'amarezza della rottura con Sony?
Ma quando si trattano temi universali, come è proprio dei capolavori, è naturale che la loro verità si rifletta in tutti gli ambiti e in tutti i momenti: tipo l'oroscopo, o le previsioni meteo a una settimana.

Qui non ci occupiamo delle grandi manovre di mercato, delle strategie e di tutto il corollario della Vita Reale™ che è una spiacevole necessità dell'industria dell'intrattenimento. Mi limito ad osservare come ormai siamo giunti al culmine di un processo creativo che Kojima porta avanti - praticamente da solo - da quasi trent'anni: il cinema asservito al videogioco. Il videogioco presentato come cinema. L'importanza di nomi e volti e abiti d'alta moda prima ancora della demo (che probabilmente non esiste).
L'annuncio di PHYSINT è un set di posa glamour, fatto di corpi di giovani attori mondiali ritratti in scatti patinati.
Tutto a un tratto, pubblicare un trailer e due screenshot del motore di gioco appare di una rozzezza e un'ingenuità da XX secolo... patetici, barbarici screenshot e press-release di mezza paginetta!

Noi bamboccini degli anni '80 siamo cresciuti con l'idea che il Cinema fosse un'aspirazione inarrivabile per i miseri giochini a 8 e 16-bit che stringevamo tra le manine pacioccose. Il Cinema ogni tanto ci gettava uno sguardo paternalistico e distratto, si degnava di produrre i cosiddetti “tie-in”, i giochi tratti dai film (spesso, ma non sempre, molto svogliati)... ed era tanta la disparità di mezzi e di spettacolo che ce ne vergognavamo come cani.
Oggi le parti si sono invertite. Oggi è il Cinema che invidia tantissimo il giro d'affari mosso dai videogiochi, e che sovente ne scopiazza idee, immagini, regia. Dopo i Supereroi, pare che la nuova era di Hollywood saccheggerà i videogiochi.
Quando si vuole elogiare un film per scene d'azione particolarmente creative e coinvolgenti, si fanno paragoni con i videogiochi che le hanno ispirate (è accaduto ad esempio per John Wick e l'ultimo Uomo Ragno). L'ultimo Resident Evil sembra aver destabilizzato tutti pregiudizi sui film tratti dai giochi, con un piglio autoriale che ne fa più un film ispirato alle meccaniche di gioco e alle idiosincrasie della serie piuttosto che un tradizionale “adattamento cinematografico” (aaargh!).
Un'operazione talmente intelligente e coraggiosa che stento a crederci: non guardo horror ma la curiosità potrebbe spingermi a fare la follia di guardare questo. Devo verificare di persona, si sa che degli sconosciuti su internet è meglio non fidarsi.

Ma c'è anche Sony. Sony vecchissima nell'anima, Sony guidata da contafagioli occhialuti nei caveau sotterranei, adoratori di Mammona per i quali ogni scintilla di Creatività & Grazia va soppressa sul nascere, prima che diventi un incendio.
Sony che non esita a prendere tutte quelle decisioni impopolari che spezzano il cuore dei Veri Videogiocatori, che cancella Kojima perché i giochi single-player ad alto budget sono troppo rischiosi e non hanno futuro. Sony che voleva piuttosto 12 Game As A Service: a fine generazione ne avrà tre o quattro, e di questi uno era Concord e uno era Marathon (circa mezzo miliardo di perdite tra i due).

Sony, che in questi giorni ha buttato fuori quello del Ghiottone in pigiamino giallo.
Ma sì, l'eroe mutante che vede le puzze.

Non si puà parlare di questo gioco ed evitare la volgarità... Un obbrobrio talmente avvilente che non possiamo che ricorrere al linguaggio sporco dei bimbi. Un titolo che si gioca come Dragon's Lair e i laser-game di una volta, solo che anche se sbagli a premere i tasti il filmato va avanti da solo. Quanto poco bisogna credere nel Videogioco, e nell'Umanità, per fare una scelta simile?
Con le opzioni di default c'è una freccia luminosa che evidenzia un'altra scia luminosa che a sua volta conduce a un indicatore GPS. Il resto dello schermo, quel poco che rimane visibile, è comunque di una bruttezza quasi grottesca nella sua sciatteria. L'esperienza di guardare questo gioco, i suoi personaggi e i suoi paesaggi, è disumanizzante.

Ci si accorge di aver sviluppato una Dipendenza quando non si riesce a smettere di fare qualcosa anche dopo che ha smesso di darci piacere: in questo senso, il gioco del Ghiottone è sintomo di una Dipendenza squallida e degradante, che ci brucia i neuroni uno ad uno.
È una maniera obsoleta di concepire i videogiochi, che per fortuna sta andando incontro a una morte rapida e brutale: quando rincorri lo zero assoluto dell'impegno emotivo e intellettivo, non stupirti se alla fine vieni surclassato dai giochini per cellulare, che di impegno ne chiedono ancora meno, e che costano molto meno.
Se n'è accorta Sony, dopo tutti gli altri: il videogioco passivo che costa centinaia di milioni prendeva dal Cinema solo le parti sbagliate. Questa sbobba risulta indigesta perfino al suo pubblico, che la rigetta: e così si è avverata la maledizione di Cleopatra (1963), per cui basta un Kolossal sbagliato per mandar tutto all'aria.

Il futuro è incerto, ma non per tutti.
Chi non sa più che giochi fare, problemi suoi! Gli indie prosperano, i giochi che si prendono sul serio come Onimusha (pur nelle sue ingenuità) trovano un pubblico ricettivo. E gli artisti vanno dritti per la loro strada, e hanno solo il problema di trovarsi un mecenate vanaglorioso che ha fatto i soldi con ben altri prodotti... Ce ne sono più di quanto di potrebbe pensare.

Lo-Rez: arte, storia, web design
19 . 09 . 2026

Golden Age

Paramount+ ha appena messo online Golden Axe, cartone animato, e fa molto ridere. Non fa molto ridere solo perché Gilius Thunderhead è il nano più puzzolente di Yuria, ma fa anche ridere il fatto che, ancora una volta, è stato riesumato senza senso un brand che si era perso nella notte dei tempi e lo si è riportato in vita con infiniti tocchi di amore nei suoi confronti, tocchi che difficilmente possono essere colti da qualcuno che ha anche pochi anni meno di me. La serie di Golden Axe prende le fila dalla fine del gioco (così, pure per rimanere canon). Death Adder è stato sconfitto, ma non è morto, è riuscito a sopravvivere grazie all'ascia d'oro e sta tornando. Il team di tre eroi (che sono poi i tre personaggi selezionabili nel gioco) decide di partire per sconfiggerlo di nuovo e ovviamente la quest riempe facilmente la trama del cartone.
Come capita molto spesso, Golden Axe è un cartone apertamente comico, nel senso che sia l'azione che i dialoghi sono infarciti di gag, dallo scheletro che viveva con l'officiante ossessionato dal sangue, alla maga che porta il bikini un po' troppo coprente, ma appartenuto a sua madre. L'azione invece è ovviamente quella di qualsiasi storia fantasy, nei modi più assurdi compaiono nemici di ogni genere e i nostri li uccidono mulinando le loro armi.
E' assolutamente necessario che FTR riporti l'esistenza di Golden Axe proprio perché probabilmente siamo tra i pochi sull'internet abbastanza vecchi per ricordarcelo e abbastanza scemi da commuoverci ancora. Io ho fatto quando nella sigla compare la schermata di selezione personaggio, quando compare chickenleg e ovviamente nella scena, un po' inquietante, del folletto masochista. Mi sono divertito, ma, come al solito, non so perché, è veramente come se queste cose riemergano dal nerdverso senza controllo, come spiriti del tempo e poi infastino i canali televisivi sfruttando il loro arcano potere.
A essere professionali devo ammettere che non ho ancora visto tutta la serie. E' apparsa sulla piattaforma due giorni fa e io sono, appunto, a due episodi. E' però un oggetto rinfrescante, senza troppe pretese, ma con un buon ritmo comico e, appunto, ferali note di nostalgia. Non so se tornerò sull'argomento quando la finirò però intanto l'ho riportata nei diari del congilio.

Al di là delle spiegazioni esoteriche l'apparizione di Golden Axe sui nostri schermi rientra forse in una specie di "Mito dell'Arcadia" che sta pervadendo tutti i media, costretti a rifugiarsi nel passato di fronte all'aridità del tempo presente. Nel cinema questo trend si sta manifestando in un paio di modi. Intanto diversi autori giovani e, si direbbe, all'avanguardia, stanno in realtà recuperando le meccaniche del cinema anni 90, come in film come The End of Oak street, dall'altra parte sembra che ogni occasione è buona per rimettere al cinema qualche giorno qualche grande classico per festeggiarne il compleanno. Questa seconda pratica, ancor più della prima mi manda ai matti, perché se è poi vero che la gente non va più al cinema e la sala è morta operazioni del genere non avrebbero senso, visto che parliamo di prodotti reperibili sulle più svariate piattaforme. Far tornare, per esempio Terminator 2, al cinema, può servire solo se il cinema, la sala, il cosiddetto Grande Schermo hanno ancora un senso. E la verità è che certo che ce l'ha un senso il Grande Schermo. Perché non abbiamo ancora deciso che l'unico modo che abbiamo per divertirci è rimanere chiusi in casa a guardare i social. E' ancora legittimo uscire, trovarsi con gli amici, andare fuori casa ad ammazzare il tempo. E andare al cinema è un'opzione quando si esce di casa, andare a vedere qualcosa di bello, andare a vedere qualcosa di cazzone, andare a vedere qualcosa di impegnato. Forse, mi vien da dire la malignità, il problema del cinema è che non si può facilmente condividere sui social l'esperienza perché è un posto buio in cui non si è protagonisti e in cui l'attenzione non può essere attratta su di noi, ma è sullo schermo. La bolla quindi ti fa credere che a nessuno interessi, ma solo perché la bolla non lo può rapprestare. Là fuori nel mondo reale invece c'è ancora chi ci si diverte.

La cosa che mi fa rabbia, insomma, è che la direzione che ha preso l'industria dell'intrattenimento oggi non solo è sbagliata, ma non è nemmeno realmente giustificata dai gusti del pubblico. Esiste solo un enorme bias che ci fa vedere tutto attraverso la lente deformante dell'internet per il semplice fatto che raccogliere reazioni sull'internet è più facile che raccoglierle nel mondo reale e le scelte a cui portano valutazioni basate su questa visione oltre a essere disastrose escludono e ignorano bacini di persone che vengono abbandonate e non hanno a disposizione un underground abbastanza profondo per ritrovare quello che gli piace. Oppure scavano scavano scavano e, assurdamente, si trovano davanti Golden Axe.

Riuscirò mai a uscire da questa continua nostalgia dei tempi andati e questa costante denuncia dei tempi presenti? Lo-Rez sembra abbia trovato un modo per guarire, io non so. Non è vero che non esistono cose belle, solo che non sono mai al centro dell'attenzione. Ma, se ci pensate, questo è il destino dei nerd da quando esistono, ovvero guardare cose che la folla ignora. Forse il vero ritorno al passato che dobbiamo abbracciare con gioia è questo. Abbiamo finalmente smesso di essere mainstream.

“And I want you to try / So that I can thank you for trying / And then maybe / That'll make you try some more / I can't stem the flow / And God only knows / Where you hide your stash / Of broken glass / As the red pours”

Cymon: testi, storia, site admin