Sono nel chill
In fatto di insetti estivi, le prime candidate allo sterminio sono le zanzare. Ma io farei un pensierino anche sulle cicale.
Va bene, ci ricordano Evangelion e i piagnistei di Shinji, e... ma aspetta, in effetti anche questo è un minus di queste diaboliche creaturine! E non solo le cicale, ma anche la grandine si è accanita sui nostri corpi e sulle preziose estensioni tecno-meccaniche dei nostri corpi, crivellandoli in un istante di fastidiose ammaccature...!
Sarà... sarà forse l'effetto del temuto Supporto Tecnico?! Quello che si presenta in doppia dose nella strip odierna: l'originale villain che da vent'anni esiste per tormentarci di qua e di là dallo schermo, oggi contrastato da uno dei cinque della Brigata Venerd왩, quella Rossa.
Ci pungono, e facciamo sangue. Colpiti come siamo dagli strali della sorte avversa, in questa estate che finora è stata molto, ma molto meno rilassante di quanto avremmo voluto, conviene che corriamo ai ripari nell'unico modo che sappiamo.
Uno dei.
I videogiochini rilassanti. Rilassati e rilassanti. “Cozy”, direbbe la depravata generazione successiva alla nostra.
Qualche settimana fa ho lasciato in calce a un editoriale una citazione dell'autore di Resident Evil:
“Sarebbe un gioco in cui un Leon in pensione trascorre le sue giornate in campagna pescando, raccogliendo verdure selvatiche, facendo il pane, portando a spasso il cane, curando il giardino, guidando per 50 chilometri fino all'emporio più vicino, invitando i vecchi amici per un barbecue, riparando il forno dell'anziano vicino di casa e vendendo limonata fatta in casa alla fiera di paese. Vi andrebbe bene lo stesso?”
È la battuta di un vecchio giapponese birichino notoriamente avverso all'horror (come lo capisco), che ama a tal punto i suoi personaggi da immaginare per loro una pensione felice, lontano dagli orrori che hanno segnato le loro carriere di interpreti dei Resident Evil.
Ma sì, che mi andrebbe bene lo stesso! Anzi, in certi momenti e in certi stati d'animo, come ora, lo preferirei. In attesa che Capcom ci dia ascolto (siamo in tanti!), possiamo consegnarci nelle braccia amorevoli di tanti altri giochetti del genere, prodotti che assecondano le nostre perverse inclinazioni.
Rientra nella categoria anche Dave The Diver, anche se solo in parte (le immersioni sono piuttosto stressanti, soprattutto nelle prime ore di gioco). Ma di questo mi riservo di parlare ancora copiosamente quando avrò giocato l'espansione nella Giungla.
Perché allora non darsi a un altro genere di pesca? Il più classico dei passatempi da pensionati? Il gioco in questione è per pensionati, sì, ma dai videogiochi: richiede input quasi nulli, è tutto contemplazione. Quella recensione ce lo vende molto bene.
Poi c'è Tiny Bookshop, che non ho ancora iniziato ma promette bene, e ben si accorda all'estate come tempo di letture. Alcuni parlano di scelte bibliofile un po' opinabili, ma quale scelta non lo è? Proveremo a non prenderla sul personale.
Di Little Witch In The Woods avevo già accennato qualcosa mesi fa, e da allora sono sempre lì che aspetto che concludano i lavori, per potermelo giocare nella sua interezza e senza fastidi: ormai non so se quel giorno arriverà mai.
Va bene i sogni e i desideri, ma di fatto c'è qualcosa che sto giocando qui e ora? C'è: Final Fantasy Tactics, la versione restaurata di recente. Solo che non lo definirei “cozy”, né “chill”... piuttosto il contrario: è un cane rabbioso che ti azzanna alla gola e non ti molla per 50 ore. Ma ne parleremo in futuro, anche di questo, se un futuro ci sarà.
No, qui ed ora per calmare i nervi ho iniziato Lost & Found Co., un giochetto che arriva dal sud-est asiatico, direttamente dal pennino di un tizio con cui in effetti qualche lustro fa credo di aver scambiato qualche messaggio sui forum di The Madman's Cafe.
È un trionfo!
Il genere è quello dei punta e clicca dove esplori una mappa statica alla ricerca di oggetti nascosti, ma non mi aspettavo una componente narrativa così marcata: la nostra adorabile dea draghetta e i suoi aiutanti paperelle hanno un sacco di cose da dire! Addirittura l'impostazione è quasi open-world, con il tempietto nel parco che fa da fulcro delle esplorazioni in una mappa molto vasta, piena di personaggi più o meno nascosti che a loro volta ci offrono delle missioni secondarie...
Non male, per essere un gioco in cui l'unica interazione possibile è cliccare su tutto e tutti. L'arte, che da sola deve sostenere per intero un gioco di questo tipo, è caruccia e piena di soggetti interessanti e richiami alle cose che piacevano a noi vecchi.
Quest'estate meglio stare nel chill. Ehm.
Lo-Rez: arte, storia, web designGeometria dell'affetto
Mentre recupero la seconda deliziosa stagione di Deadloch e mi rifaccio la bocca con Sugar dopo il maldestro tentativo noir di Spider-Noir leggo in giro per l'internet articoli che cercano di spiegare perché il modello Netflix sta fallendo e penso sia il momento di tornare un po' sull'argomento, qui già abbondantemente dibattuto, perché tanto è estate e magari ci legge ancor meno gente del solito o comunque almeno così anche sta settimana sfango la colonna.
Sembra ormai palese, anche perché i dati sono difficilmente manipolabili, che Netflix ha un grosso problema non tanto con i suoi prodotti, ma con le loro seconde stagioni. Si è notato, infatti, che anche quando serie è stata molto, molto apprezzata nella sua prima stagione, quando poi viene rilasciata la seconda la gente, semplicemente, si dimentica di guardarla, facendo crollare gli ascolti in modo inquietante e, certamente, compromettendo il business del network.
La mia posizione, sull'argomento, rimane invariata: Netflix crea spesso l'illusione della qualità facendo sì che le sue serie siano eventi condivisi che la gente guarda in delle echo chamber in cui viene convinta di essere davanti a un prodotto di qualità. Quando il clamore mediatico (e emozionale) sul prodotto svanisce il re rimane nudo e così, quando si presenta una nuova stagione della stessa pur tanto amata serie non si prova la medesima magia della prima volta, ci si è dimenticati cosa si è visto (perché non ha lasciato nessun segno) e quindi si finisce col dirsi che continuare a guardare non merita l'impegno, tanto vale cercare più endorfine da qualcosa di nuovo.
L'articolo che ho linkato sopra porta contributi al tema diversi, ma ugualmente interessanti. Per esempio se la prende con il binge-watching e specifica come aspettare una serie TV settimana dopo settimana, rimanerci legati nei mesi e avere tempo per riflettere tra un episodio e l'altro aiuta a creare un legame emozionale, ci permette di avere una conoscenza più profonda del prodotto, ci permette, insomma, di affezionarci per cui bella o non bella la serie continueremo a seguirla, per un certo senso di simpatia che ci dà, per il conforto di avere qualcosa a cui ci siamo già abituati.
E' un pensiero bellissimo. E' un pensiero che contrasta con le opinioni di alcuni anni fa, quando tutti dichiaravano che il binge-watching era una genialata ed era da boomer guardare le serie TV spezzettate, ma va bene, non siamo qui a puntare il ditino e dire "Ve l'avevo detto". Non siamo qui anche se tutti, nessun escluso, ve lo meritereste.
C'è poi un elemento, che io ho spesso sottolineato, che in questo ragionamento manca e che è importante: binge-watching non è solo un problema di come Netflix distribuisce, binge-watching è anche un problema di come Netflix produce, perché il Grande Algoritmo che tutto scrive e che taglia i costi usualmente non ragiona realmente sul concetto di puntata, ma mette a bollire un pappone denso e insapore della lunghezza di otto-dieci ore per poi farlo a pezzi prima di servirlo perché si adatti a un certo numero di puntate. Il network è convinto così di poter costruire storie lunghe quanto vuole, in realtà tali papponi hanno un minimo senso se guardati, distrattamente, di seguito. Se spezzati lasciano delle giornate di completo vuoto in cui è salito tutto brodo e niente pezzi di carne e tu rimani a fissare il muro chiedendoti cosa è successo. Io lo so bene perché non ho MAI bingiato, guardo tutt'oggi qualsiasi serie, qualunque sia la sua provenienza, un episodio alla volta, a volte facendo passare giorni tra un episodio e l'altro, in modo molto simile a come accadeva una volta. Sulle serie Netflix questo è deleterio e le rende (se possibile) ancora più brutte.
Perché l'episodio ha una sua dignità dai tempi delle grandi serie TV procedurali in cui ogni episodio faceva proprio storia a sé e l'autore doveva essere bravo a fare sì che rimanesse in piedi. Anche nelle attuali narrazioni un episodio, che pure è all'interno di una storia più grande, deve avere inizio, sviluppo, fine perché viene guardato in un'unità di tempo tutta sua. Quando non accade si sta imbrogliando lo spettatore.
Volete forse raccontarvi che però quest'abbandono delle serie TV dopo una stagione è più un segno dei tempi rispetto a un errore di Netflix? Cascate male, perché come ho detto settimana scorsa For all Mankind ha chiuso felicemente la sua quinta stagione, From, con tutti i suoi difetti, ha portato a termine la quarta, House of the Dragon è rinnovato già per la terza. Prodotti diversissimi come target e come network di appartenenza, ma che a loro modo, anche con i loro problemi, hanno mantenuto certi standard di semplice decenza che gli ha permesso di sopravvivere.
Fare serie TV è difficile. Non difficile che ci vuole un genio, ma difficile che per riuscirci devi aver almeno studiato le basi. Ma anche le basi, per certa gente, sembrano costare troppo e poi quando fai fare il lavoro "a tuo cugino" invece che a un tecnico esperto, finisci col chiederti quale dannazione divina o quale maledizione ti impedisce di avere risultati buoni.
Cymon: testi, storia, site admin“Propongo la creazione di una Gilda Spaziale indipendente per servire il commercio di tutto l'Impero. Le comunicazioni e i trasporti sono il tessuto che lega la nostra civiltà attraverso innumerevoli sistemi planetari. Il commercio deve poter funzionare senza essere ostacolato dalla guerra o dalla minaccia della guerra. Sotto questa nuova Gilda Spaziale farò in modo che abbiate tutti i Navigatori che desiderate e tutta la spezia di cui avete bisogno.”