Una storia semplice
Il nostro stile di vita non è dei più salutari, vero, e passino i baffi a manubrio collegati a un folto barbone senza buchi e rinvigorito con preziosi prodotti di barberia... ma come si giustificano quegli occhiali?
Il Sistemista è il penultimo personaggio appartenente alla Brigata Venerdì, che potrebbe suonare come una compagine di supereroi, o tutt'al più di adolescenti in calzamaglia: e invece sono solo i consulenti a chiamata del venerdì pomeriggio, quelli che con sprezzante incoscienza e infantile entusiasmo dicono “y” a tutti gli aggiornamenti sui sistemi critici la sera prima di un lungo weekend festivo.
Tra tutte le fattispecie che contempla l'etologia informatica, “The Sysadmin” è forse la più sventurata, la più vituperata. The Developer lo considera un cuginetto scemo, The Support lo detesta con tutte le forze, e The PM, bé... a volte pare perfino dimenticarsi che esiste.
Soltanto su questa pagine pare trovare rifugio: e in effetti questo nostro FTR è ormai da oltre vent'anni un approdo sicuro per ogni genere di reietti, di preteriti, di Strani e di Diversi, soprattutto ora che le masse fanno a gara ad appropriarsi di ogni genere di Stranezza e di Diversità... tranne quelle vere, non scherziamo!
FTR dopotutto ha già un Sistemista, anch'egli assai panciuto. È il nostro Bob: un baluardo di incompetenza, neghittosità e cattivo gusto sin dal 2007.
Questo nuovo sistemista si presenta vestito come un suddito di Vegeta, e munito appunto di quegli occhiali che paiono rubati dal guardaroba di una serie in streaming a basso budget che punta tutto sulla nostalgia per gli anni '80.
Si troveranno bene insieme, questi due.
Potevo lanciarmi nell'ennesima invettiva sulla nostalgia rivenduta e ricomprata dalla nostra generazione, e avrei avuto materiale inesauribile. Invece preferisco alzare gli occhi dal fango, e guardare un po' più in alto. Scelgo di Vedere la Bellezza, insomma, tanto per cambiare.
Per farlo, bisogna che abbassi gli occhi verso il fango. E tanti altri fluidi meno nobili, in cui sguazzano i Cavalieri dei Sette Regni nella serie omonima.
Poche puntate e molto brevi, una storiellina semplice semplice incentrata su un unico protagonista taciturno (ma meno di quel che vorrei). Una cronaca passo passo delle sue disavventure tragicomiche insieme a un bimbetto che è tutto quel che non è lui... potrebbe essere la sinossi anche del Mandaloriano & Baby Yoda, ma pazienza! Non siamo certo nella posizione di pretendere pure l'originalità oltre alla qualità, soprattutto perché queste due serie così superficialmente simili sono state entrambe delle eccellenze a sorpresa.
Invecchiando apprezzo sempre più le storielline semplici semplici ma ben costruite: trovo che siano un ottimo antidoto contro la sciagurata mania di costruire intrighi su intrighi su intrighi (Cross-mediali!) che imperversa da vent'anni nel cinema fantastico, e che spesso ottiene solo il risultato di rivaleggiare con Beautiful (1987 -) quanto a coerenza narrativa.
Anche i giappi però quando ci si mettono d'impegno sanno costruire dei pastrocchi narrativi ben ingarbugliati, e la serie di Resident Evil ne è un esempio. Mi fanno sorridere tutti quelli (età media 16 anni) che osannano quest'ultimo Resident Evil Requiem come il culmine di chissà quale vicenda emotiva, come la risoluzione di chissà quali archi narrativi di personaggi storici.
Io c'ero, quando è nato il personaggio di Leon, bambini. Maledizione, oramai ho quasi l'età di Leon in quest'ultimo episodio...! E state tranquilli: non c'è nessuna profondità dietro quegli occhi da duro di Hollywood; c'è solo un purissimo vuoto psicologico, riempito con battute memorabili (“Bingo?”) ma solo in quanto trash.
Resident Evil è una serie storica e degna di amore per tanti motivi, ma non è mai stata neppure sfiorata dalla grazia di una sceneggiatura sensata: Resident Evil ha bisogno della trama quanto un, ehm... Doom: accettiamolo con serenità, e amiamo fortissimo anche questo nuovo capitolo. L'impaurita, vulnerabile, sudatissima, intelligente e buona e adorabilmente impacciata analista Grace è un chara-design memorabile. E Leon “Zio Bono” Kennedy splendido cinquantenne... bé, diciamo che Capcom non ha perso il suo tocco magico. Scoppiare zombi a furia di calci rotanti non è ancora passato di moda.
Sotto copertura
Il sysadmin è sicuramente un personaggio su cui si è già costruita una mitologia piuttosto corposa nell'internet, ma proprio per questo è importante mostrare che anche la Brigata Venerdì ne ha uno. Nonostante la sua categoria sia l'emblema stesso della prudenza, della paranoia e della reticenza al cambiamento ogni tanto sorge un sysadmin che invece crede veramente nell'accelerazionismo del software e quindi crede che il modo migliore per gestire un server è maltrattarlo e solo un server con poco uptime è un server che ha vissuto davvero.
Intendiamoci, a volte i sysadmin sono davvero troppo prudenti, ma è vero anche che da una loro distrazione può dipendere un grande palazzo che prende fuoco o un sistema che crolla. Oggi poi, a mia sensibilità, il mondo del software è molto più infestato di bug di una volta e anche attività banali possono diventare dei trabocchetti diabolici per cui aggiornare e installare è diventato sempre più un circo psicopatico per cui la prudenza, oggi, è forse più giustificata di ieri. Anche per questo, però, è liberatorio che da qualche parte ci sia il sysadmin della Brigata Venerdì che installa le cose ancor prima che siano uploadate e che guarda in faccia i nuovi bug tutti i giorni, senza paura e senza rispetto per la business continuity.
La notizia mica tanto bella che ha fatto più clamore alle mie orecchie in questi giorni è l'ennesima ondata di licenziamenti nel mondo del videoludo. A farne le spese questa volta è stata Ubisoft e quindi una prima domanda interessante è: nella crisi perpetua e imperante dell'industry è meglio quando un grosso player si ridimensiona o è meglio quando un piccolo gruppo chiude? Fermo restando che spesso i piccoli gruppi vengono chiusi da grossi player che tengono in mano i cordon della loro borsa forse dei tagli a una grossa company come Ubisoft ci feriscono meno dal punto di vista romantico, perché anche se parliamo sempre di persone lasciate a casa dal lavoro (con tutti i problemi che conseguono) riusciamo meno a dare al loro lavoro quella connotazione artistica che invece riconosciamo sempre alle piccole botteghe che stanno facendo qualcosa di bello (bellissimo, meraviglioso quando non arriva a compimento, come tutti i sogni) e vengono annientate per questioni di vil denaro.
Uno degli aspetti che più a colpito la mia attenzione di questa noiosa vicenda, però, è che intanto Ubisoft si è affrettata a ribadire che questo non inficerà i lavori di remake di Splinter Cell. E' una notizia interessante perché il progetto non è esattamente accuratamente pianificato nei piani di Ubisoft, è una specie di mito che continua a muoversi lungo l'orizzonte degli eventi, a volte avvicinandosi e a volte allontanandosi.
Come sempre quando si parla di remake la mia prima domanda è "ne abbiamo veramente bisogno?". Splinter Cell è stato, nell'epoca d'oro, la risposta occidentale a Metal Gear Solid quando il gioco era all'apice del suo successo. Oggi addirittura i due personaggi sono sul punto di incontrarsi in Rainbow Six.
Su Metal Gear Solid sappiamo di quel pasticciaccio brutto tra Kojima e Konami. Oggi Konami sta cercando di mettere otto mani sul controllo del brand con la pubblicazione delle Master collections probabilmente in un'ipotesi di protrarre la saga senza il suo padre nobile. Padre nobile che, lo abbiamo già ribadito in altre sedi, starebbe lavorando a Physint che suona un po' a tutti come "Metal Gear Solid" con le etichette coperte da adesivi. Sembra perciò esserci nell'aria uno spirito del tempo che dice che la prossima grande sfida tra videogiochi sarà tra spie che si nascondono dietro i muri ed è naturale che Ubisoft, che ha fatto dell'assecondare le masse un'arte, vuole essere della partita e le risulta meno problematico sviluppare una nuova PI che riportare in auge un personaggio già rodato (che però non ha titoli da 13 anni e vallo a capire perché la generazione di oggi dovrebbe interessarsi a lui).
Questo spirito del tempo che flirta con le spie, se fosse vero, mi piacerebbe molto, per ovvie ragioni. Sapete perfettamente della mia teoria per cui Segretissimo e i videogiochi sarebbero molto più vicini di come creda il pubblico, ma se magari il giocatore di CoD non vuole prendere in mano un libro, credo che i giocatori degli steatlh, che sono forse l'apice narrativo dei videogiochi basati sulla geopolitca, potrebbero avere più interesse nell'argomento. Sarebbe bello esistessero strategie per sfruttare in modo simbiotico questi ritorni nell'immaginario collettivo nel tentativo di avere un universo più vasto e coeso. Una volta, vi dirò, sarebbe stato naturale. Molta gente ha scoperto Discworld perché ne hanno fatto dei videogiochi. Oggi a mio parere il pubblico è più ostico su questi salti logici, ma forse proprio per questo dovremmo impegnarci di più a farglieli fare.
Cymon: testi, storia, site admin“Ma se abbiamo sete, abbiamo fame o siamo soli / la colpa non è nostra, non sono i nostri errori, / non è così… / (I love you baby) / Non posso arrendermi. / (I love you baby) / Passo a prenderti. / Baby, facciamo insieme una rapina, baby, / per riprenderci tutta la nostra vita. / Che cosa credi? / Credo che la felicità / ce la prendiamo e basta. / Ce la prendiamo e basta. ”