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14/03/2k26 - Andare a pranzo: Poi vabbè per rilassarti fai il PM
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14 . 03 . 2026

Gli artisti rubano

L'offensiva della Brigata Venerdì è rientrata, almeno per ora. Anche l'ultimo membro della nostra, ehm, S-Class Ticket Emergency Unit è tornato nei ranghi. Quando e dove riemergeranno, nessuno lo sa: in quest'epoca di pace, armonia e concordia non c'è affatto bisogno di loro, ma se mai dovessero venire tempi bui, i nostri eroi verranno alla riscossa.
Ma solo di venerdì, naturalmente.

Anche la strip si è un pochino ridimensionata, rispetto alla crescita abnorme delle ultime settimane, ma personaggi giganteschi richiedono risoluzioni gigantesche. Oggi torniamo alle dimensioni più modeste che ci competono.
E così anche i nostri argomenti ritorneranno alla consuetudine: ora che il gioco è uscito, non posso più tenermi dentro l'emozione per l'arte di Marathon.
Marathon è un argomento pericolosissimo, e chi lo tocca di solito muore (se il vostro battito vitale segue il grafico delle visualizzazioni sui vostri social). Il popolo ha deciso a priori, già da molti mesi, che questo titolo doveva fallire. Come Concord, come tanti altri giochi live-service di belle speranze stroncati nella prima giovinezza, i cui corpi martoriati giacciono ora riversi nei fossi.
E fin qui tutto bene: se lo meritano, e mi piange il cuore al pensiero di tutte quelle risorse creative sprecate in progetti condannati in partenza. A me, che di regola non gioco online, pare uno sperpero imperdonabile anche quello su mille che ha successo (pensate all'arte di HoyoVerse o come si chiama, imprigionata in slot-machine per psicopatici).
E però non ce la faccio proprio ad addossarmi mansueto a tutte le altre pecorelle: ancor più della creatività che gira a vuoto, mi irrita il comportamento da bovini armenti delle folle.

Il fatto è che informarsi richiede tempo e un certo sforzo di attenzione: in tanti proprio non ne hanno voglia, e scelgono di aderire a un pensiero preconfezionato e servito dal Creatore di Contenuti preferito. Ma non c'è bisogno.
Passi per la Vita Reale™, ma i videogiochetti sono appunto giochetti, e non siamo tutti tenuti a Farci Un'Opinione secca e decisa su tutto quel che accade giorno per giorno nel settore del divertimento elettronico.
Non c'è bisogno di avere un'opinione su Marathon: non c'è da sentirsi in colpa se non siamo schierati in Fazioni proprio su tutto tutto, dai giochi a servizio, alle console, alla nuova attrice che fa Lara Croft... non per forza dobbiamo farci ingranaggio della macchina della Polemica Perpetua... per divenire solo un'ennesima pecorella belante nel coro.
Se non conoscete Marathon, nella fattispecie, poco male: perché rendervi grotteschi digitando commenti inani su internet, litigando con altri sconosciuti, ripetendo ad nauseam le opinioni dettate dai vostri capi-fazione? Pochi concetti, semplici e lineari, che rispettino i limiti di spazio e la censura draconiana dei social network (altrimenti come fate a diffonderli?).
I capi-popolo hanno decretato che Marathon non ci deve piacere: e che tristezza veder scorrere i commenti, indistinguibili da bot, di esseri umani che hanno abdicato alla loro autonomia di pensiero per ripetere la filastrocca del plagio artistico di Bungie, e dell'arte brutta di Marathon. Che impressione, sentire questi concetti rigurgitati da gente che pratica la critica artistica tanto quanto le pecore che sembrano.

E invece la direzione artistica di Marathon è proprio raffinata.
Non deve piacere per forza: anzi, è fatta proprio per aggredire i sensi e distinguersi dal resto in un settore affollato e agguerrito. Missione compiuta. Se abbiamo sempre seguito una dieta a base del pastone per porci di un God of War qualunque, l'arte di Marathon può provocare uno shock anafilattico.
La ricercatezza dello stile però è tale che trascende la sua funzione commerciale e accende (si può dire?) una scintilla di Grazia.
Ridurre tutto a un'accusa di plagio è di un'aridità disarmante: è così che nascono i totalitarismi. Uno stagista mette per sbaglio qualche JPG nella cartella “Asset 2D di produzione” invece che in quella “Ispirazione”, e i file finiscono così come sono nel gioco: può capitare in una pipeline artistica complessa come quella di un videogioco AAA, fatta di studi da decine di persone distribuiti su più continenti.
Tutti gli artisti rubano, e anche l'arte di questo titolo si erge sulle spalle della tradizione lisergica, industriale, post-cyberpunk e solar-punk, Y2K e vettoriale dei primi anni 2000. Non c'è bisogno di essere uno studente del DAMS, se eravate vivi in quegli anni la riconoscete subito. Io c'ero, e mi sono gasato al punto da adocchiare perfino l'Edizione Fisica Da Collezione (sebbene da tanto ormai io abbia trasceso le lusinghe dei beni materiali...?!).
Quel giallo evidenziatore mi risveglia ricordi ancestrali. Anche l'arte audiovisiva che è stata prodotta per produrre il gioco è sublime. L'ultimo cortometraggio non è pazzo come i primi trailer, ma ha un ritmo meditativo e irregolare stranamente ipnotico.

Ciò detto, Marathon non lo giocherò mai, e sbavo di rabbia per l'occasione perduta di farne piuttosto un bel titolo single-player. Eppure ho apprezzato molto questa anteprima ben scritta, che invece di sparare un voto subito si prende un po' di tempo per cercare di capire le intenzioni del gioco, senza pregiudizi.
Una degustazione piuttosto che una gara di bevute. Tutti meritano una possibilità.

Lo-Rez: arte, storia, web design
14 . 03 . 2026

Mille bolle oscure

Boogiepop and others è un progetto del 2019 che parte da una serie di light novel che sono state scritte nel 1998. Queste light novel in verità avevano già avuto un adattamento, Boogiepop Phantom nel 2000. Questa nuova versione non è per niente collegata a quella, anche se si possono individuare delle sovrapposizioni, visto che il materiale di partenza è lo stesso.

E' però interessante il parallelo perché Phantom (che non ho visto) è un'opera che al tempo è stata molto apprezzata, ma che, appunto, è un'opera degli inizi 2000, un'epoca piuttosto complicatina per gli anime. Viene infatti ogni tanto affiancato a Serial Experiment: Lain. Ovviamente anche noi, ci mancherebbe, abbiamo apprezzato lain, ma dal punto di vista del pubblico moderno potrebbe essere difficile far capire l'importanza di un anime di una ragazzina in pigiama che guarda per una dozzina di puntate un televisore e trova Dio e la sensazione è che anche il Boogiepop suo quasi contemporaneo premesse l'acceleratore sugli aspetti più psichedelici e contorti della storia. In questo senso Boogiepop and others rappresenta una realizzazione della stessa vicenda meno profonda, ma magari più potabile.

In breve Boogiepop è una creatura spiritica (uno shinigami, si dice, anche se a lui stesso la definizione appare stretta) che compare nel mondo quando questo è minacciato. Per intervenire si appropria del corpo di Toka Miyashita, si infila un buffo cappello e vaga per la città il più delle volte solo osservando quello che capita per poi affettare il "mostro" di turno con sottili fili dorati o lasciarlo alla mercé dei personaggi positivi intorno a lui.

Boogiepop and others si occupa di ridurre in animazione alcune delle (molte) visual novel dedicate al personaggio andando a creare quattro ben definiti storyarch solo blandamente collegati uno all'altro, il che, come spesso accade, è più un difetto che un pregio del prodotto e, soprattutto, rende un po' faticosa la visione.

Mentre decidevo se fosse il caso o no di guardare la serie (mi getto su questi recuperi con un po' più titubanza che quando affronto opere recenti) ho trovato un interessante commento su Reddit che pone questa serie TV alla base del genere urban fantasy declinato alla giapponese, che ha nei suoi esponenti più recenti anche quel "A certain magical index" che come sapete è una di quelle serie per cui nutro cieca devozione.

L'urban fantasy portato avanti dagli anime è un genere un po' sotterraneo, che a volte non sembra molto codificato perché è forse il figlio più genuino di quel sincretismo che fa si che gli orientali buttino nelle storie un po' quello che vogliono senza troppo rigore, eppure, a pensarci bene, i punti di contatto tra Boogiepop e, appunto, Toaru Magitsu ecc.ecc. sono effettivamente abbastanza evidenti e danno a intendere un ragionamento che è andato avanti coerente negli anni.
Quella che è forse la cosa più ardita che si trova in questo tipo di prodotti è come l'elemento magico e soprannaturale vada a remixarsi con forza con l'ambiente moderno che, a volte, trasborda senza troppi patemi nella fantascienza. In Boogiepop and others, per esempio, il nostro fantasma preferito si troverà ad affrontare una misteriosa organizzazione che produce "umani sintetici" veri e propri androidi, le cui azioni si mescoleranno senza grossi problemi a quelle di demoni o simil-demoni, ma anche alieni provenienti da non più precisati mondi.

La vocazione Urban Fantasy di Boogiepop and others deve però necessariamente fare i conti con un'altra natura che spinge con forza l'opera, ovvero quella horror. In realtà, a parte alcune situazioni sicuramente un po' sanguinarie, non c'è niente che faccia dire che ci troviamo davanti a un racconto dell'orrore, ma è indubbio che la scelta dei colori, un certo realismo nella realizzazione dei personaggi e alcuni approcci alla storia flirtano anche con quel tipo di pubblico.

Affrontiamo ora il più grosso difetto della serie: Boogiepop and other è piuttosto faticoso da seguire. Viene quasi da consigliare di bingiarlo per avere almeno tutti i riferimenti a portata di mano mentale. Come abbiamo detto abbiamo quattro storyarch completamente scollegati quindi la costruzione dei personaggi che abbiamo seguito in uno storyarch non vi verrà in aiuto nello storyarch successivo, salvo quando uno dei personaggi precedenti ricomparirà all'interno della folla dei nuovi personaggi introdotti, senza fare niente per sottolineare il trascorso che avete già avuto con lui. I personaggi, in Boogiepop, sono moltissimi e lo stile horror/realistico fa si che siano scarsamente caratterizzati così si fa in fretta a fraintendere un personaggio con un altro o non ricordarsi da dove ne viene un terzo o a chi è collegato. Come non bastasse la narrazione non è cronologica (nè all'interno degli storyarch né tra gli storyarch) per cui potreste avere dei personaggi che non si comportano come vi aspettate solo perché non sono nel punto temporale in cui ve li aspettate. A un certo punto, personalmente, mi sono arreso all'idea di poter cogliere tutti i riferimenti e a parte il personaggi di Kirima Nagi, la Strega del Fuoco, forse l'unico vero altro "protagonista", ho smesso di focalizzarmi per ricostruire tutte le store dei vari comprimari per come compaiono nei vari punti della trama. So però di essermi perso qualcosa perché è evidente che ci troviamo davanti a un prodotto, in questo senso, piuttosto raffinato.

Questo Boogiepop 2019 (che si avvale, diciamolo qui, di un'ottima opening e di un'ottima closing, una volta tanto) non cerca la forza evocativa del Phantom del 2000 e quindi, nel suo frammentato raccontare le vicende dello shinigami ha forse meno senso rispetto al prodotto di allora. E' un oggetto che non comincia e non finisce, molto ben realizzato, che potenzialmente potrebbe anche fabbricare episodi quanto un Toaru anche se certo sarebbe più impegnativo da vedere, ma che è stato una specie di lampo produttivo per ridare linfa vitale a un personaggio che però, evidentemente, ha segnato con un certo peso il mondo degli anime. Se mi chiedete se è consigliato io devo rispondervi di si, ma fare attenzione: la serie potrebbe non darvi l'idea di essere abbastanza. Avresto forse ragione, a quel punto, di rincorrere lo shinigami anche sugli altri media che ne hanno raccontato le storie.

“Un mondo dove non puoi sognare o pensare al futuro, un mondo come quello è sbagliato. Ma, sfortunatamente a combatterlo non posso essere io.”

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