Strip
serie
813, 22/04/2017 - Applicare al fantacalcio
813
22 . 04 . 2017

Tutta colpa dei cinesi

È tutta colpa dei cinesi.
Quei subdoli bastardelli (!), zitti zitti, stanno mettendo le loro manine su tutto quanto abbiamo di più caro: i film con le esplosioni, i videogiochi di combattimento 1 vs 1, gli RPG strategici per smartphone, le macchine del pachinko, più altre cosette di scarsa importanza.
A proposito, io non so se il nostro Gödel è davvero fanatico di (fanta)calcio come la strip odierna lascia intendere: secondo me è solo affascinato dalle statistiche e dalle simulazioni strategiche a turni fatte con carta e penna. Ad ogni modo, di certo non sarà questa l'occasione per violare il primo comandamento di FTR e mettersi a parlare qui di un argomento che scalda gli animi come il calcio. E poi non mi riesce difficile astenermi, dato che a me del calcio non me ne importa un fico secco.

Ma dicevamo dei cinesi. Restiamo concentrati sui cinesi: lasciando perdere gli altri ambiti di cui sopra, la rovina del cinema moderno è tutta colpa loro, ed è questo che mi preme.
Michael Bay continua a sfornare film di Transformers come se non ci fosse un domani? Colpa dei cinesi. Siamo invasi da remake e reboot che insultano e calpestano gli originali con la loro pochezza, la loro ignoranza? Colpa dei cinesi. Star Trek è andato completamente a sgualdrine? Colpa dei cinesi. Guerre Stellari per poco non fa la stessa fine? Colpa dei cinesi. Ormai esistono solo i film Marvel? Colpa dei cinesi.
Potrei continuare, ma ci siamo capiti.
Il fatto è che questi cinesi sono un miliardo di tizi dall'età mentale di 13 anni (le donne sono ben più sagge, ma non contano niente), che per vari motivi si sono persi i favolosi anni '80 della nostra infanzia, con tutti i loro classici del cinema fantastico. Adesso hanno scoperto che esistono i multisala, e gli è venuta una fame insaziabile di mostri e cose che esplodono.
Davvero, curiosate in un centro commerciale di Shenzen e lo troverete tappezzato di locandine con draghi, troll, volpi di fuoco, bestie di ogni genere in CG fatto male... e sono tutti gasatissimi e senza vergogna.
Per un po' si sono fatti i loro film in casa, e andava tutto bene, ma poi il cinema occidentale si è accorto che poteva triplicare gli spettatori da un giorno all'altro facendo vedere i suoi film anche ai cinesi: è stata l'Apocalisse. E così oggi le sceneggiature a Hollywood sono scritte con frasi brevi, con un vocabolario semplice semplice, cosicché i non madrelingua possano seguirli senza troppe difficoltà, oppure chissenefrega delle sfumature lessicali se i film saranno doppiati. Ma anzi, chissenefrega delle sceneggiature in generale, riempiamo i film di mostri in CG e facciamo tutti contenti. Facciamoli più grossi, questi mostri: GROSSISSIMI! Non importa se da vent'anni non c'è un'idea nuova, tanto i cinesi a suo tempo mica li hanno visti i Ghostbusters o Ghost in the Shell.

E così veniamo a Guerre Stellari. Il problema della sceneggiatura per fortuna in Guerre Stellari si nota poco, tanto già nel 1977 i dialoghi facevano inacidire il latte e crepare i vetri alle finestre. E va bene anche fare i film per i bambini di oggi, e non per gli adulti che sono stati bambini ai tempi. L'ho già accettato serenamente perché ormai sono vecchio e stanco.
Tutto ciò che chiedo è una infinitesima scintilla di Grazia, in questi nuovi benedetti film di Guerre Stellari. Mi riesce difficile spiegare il concetto ineffabile della Grazia, ma penso che chi avverte la stessa necessità abbia intuito quello che intendo.
Il primo filmato promozionale di Gli Ultimi Jedi ha acceso in me questa speranza: potrebbe essere che Episodio VII sia stato un po' un Episodio I, e che il tono dei prossimi film diventi più affascinante. Certamente la direzione artistica promette benissimo, l'isola dei Jedi sembra uscita da una tavola di Segrelles (o di Doré!), il chara-design di Rey diventa più favoloso ogni volta che lo vedo, e pare che, VIVADDIO, ci sarà un pianeta nuovo e una battaglia di astronavi. Una nuova speranza.

Lo-Rez: arte, storia, web design
22 . 04 . 2017

Sangue di ferro

Comincio a credere che sia sbagliato considerare Gundam un brand. Tenendo conto dell'estensione della produzione, del suo sopravvivere alle epoche e soprattutto del modo in cui riesce ogni volta a rinnovarsi rimanendo sostanzialmente coerente con sé stesso, credo si possa parlare di sotto-genere, sotto-genere dei real robots, certo, ma comunque un mondo che va al di là del marchio.
E' Gundam una serie che comprende dei real robots, quindi, ma anche che coinvolge nella loro guida dei ragazzi adolescenti in maniera problematica, come a dimostrare che pilotare robot giganti non è divertente. Un Gundam è anche una serie annegata in un mondo fantascientifico politicamente molto complesso, comprendente molteplici fazioni che si tradiscono a vicenda senza soluzione di continuità. Una politica a cui si sovrappongono profonde e insanabili divisioni, divisioni di razza, di ceto o di origine. Gundam è anche un tipo di storia che, nel procedere, fa sempre più sfumare il confine tra amici e nemici, fino a rendere veramente difficoltoso decidere da che parte stare.
Ovviamente, a parte questo, ci sono anche degli estetismi che però, quasi riguardano più il lato feticistico e relativo al brand, e quindi non sono molto interessanti per il mio ragionamento: il Gundam rosso bianco e blu, i tizi mascherati, gli eserciti vestiti come Lady Oscar. Non possono mancare, ma non sono concetti profondi come quelli espressi sopra.

Non so se questa si può considerare una definizione esaustiva del concetto di Gundam, ma certo calza bene a Iron Blooded Orphans, uno degli ultimi prodotti della saga, che potete vedere liberamente qui. Guardatelo, questa volta si tratta di un SI tutta la vita, uno dei prodotti migliori che mi siano capitati sui robot di recente e questo nonostante abbia messo duramente alla prova il mio stomaco.

Iron Blooded Orphans ci racconta l'ascesa di un gruppo di ragazzini che, data la loro condizione meschina, sono stati per anni sfruttati come vera e propria carne da cannone da un mondo cinico e utilitaristico. Al sopraggiungere di una crisi il più carismatico di loro, Orga, prende la situazione in mano e con il supporto del fedele Mikazuki fa nascere la Brigata Tekka, una società di mercenari che, incaricatasi di fare da scorta alla carismatica Kudelia Aina Bernstein, si trova subito al centro di un grandioso intrigo geopolitico volto a scardinare l'equilibrio ormai incancrenito tra Marte, le colonie, la Terra e l'onnipresente Gjallahorn, legione sovranazionale figlia dell'ultima guerra globale (purtroppo tradotta in Calamitosa dai sottotitoli) e pronta a tutto pur di mantenere lo status quo.

Iron Blooded Orphans ben impara gli insegnamenti di molti anni di anime che lo hanno preceduto. Ruba la vergine guerriera Kudelia a predecessori nobili come Wing, costruisce il rapporto tra Orga e Mikazuki sulla scorta di quanto realizzato in Gurren Lagan, sebbene senza i suoi eccessi. Concede anche molto al cyberpunk, con il sistema Alaya-Vijnana, che definisce i guerrieri superiori. Ha nel non particolarmente mascherato McGillis Fareed un Char particolarmente ambiguo, sempre animato da scopi personali, ma mai in reale contrasto con i nostri eroi. Mascherandolo poco e niente, partorisce, nella seconda stagione, un secondo personaggio dal volto celato (dall'identità comunque abbastanza ovvia), nemesi dello stesso McGillis e che, con lui, va a coprire completamente le caratteristiche che hanno reso immortale la Cometa Rossa originale.
Senza mai sbagliare, insomma, la serie costruisce il suo destino sulla pietra, mettendo mattone su mattone e conservando una grande solidità. Il procedere della Storia con la S maiuscola di un Sistema Solare che sta cambiando si intreccia bene con la storia personale della Brigata, il suo evolvere, il suo maturare e il suo correre ferocemente verso un sanguinoso destino.

In questo possiamo riconoscere la forza di questo Iron Blooded Orphans. Mentre la narrazione procede senza mai indispettire gli autori incastrano uno nell'altro i grandi temi, puntellandoli con una vasta serie di splendidi personaggi. Quello che l'anime racconta è il punto di vista degli ultimi, il punto di vista di persone che sono portate da una società che li ha esclusi a considerare sé stessi solo carne (ed è abbastanza d'impatto come, a causa dell'Alaya-Vijnana, molti personaggi lottino spesso seminudi), carne da cannone senza futuro. In contrasto, l'arroganza degli eletti, degli abitanti del giardino, di coloro la cui vita ha raggiunto la perfezione, ma che in realtà vivono nel costante terrore che l'equilibrio raggiunto gli sia portato via e quindi lentamente si lasciano andare all'inazione e all'ignavia, in una lenta decadenza.
Mentre tutto ciò viene mostrato, poi, la serie schiaffeggia letteralmente lo spettatore propinandogli con costanza una lunga serie di morti, una peggiore dell'altra. Se siete di quelli a cui piace frignare su twitter quando crepano in Game of Thrones, tenetevi lontani da questo Gundam. I vari personaggi che muoiono in Iron Blooded Orphans fanno sembrare l'intera saga di Martin una scampagnata di salute, una roba da femminucce isteriche. La serie si preoccupa tantissimo che vi affezionate ai personaggi esattamente un momento prima di farli di fuori.

Superiore alla media del genere il finale (spoiler?). Rispetto a tante altre serie che sul finire la buttano in cagnara per mostrare quei due o tre duelli che la gente aspetta dal primo episodio, Iron Blooded Orphans si prende la responsabilità di giudicare e condannare l'operato dei suoi stessi protagonisti o quantomeno retribuire correttamente quello che è stato chiaramente un progetto troppo spavaldo, troppo arrogante, troppo assurdo, per funzionare. Sebbene riservi un parzialissimo Happy Ending comunque non spinge al trionfo dei suoi nonostante tutto, ma li porta al corretto compimento del loro tragico destino.

Per gli appunti conclusivi mi riservo di annotare il ruolo delle ragazze e più in generale i rapporti uomo-donna, nell'opera. La Brigata Tekka, sostanzialmente, non prevede femmine tra i combattenti e a lungo andare questo appare abbastanza strano in un mondo che ci ha insegnato che la guerra è unisex. Il mondo femminile ruota tutto intorno all'equipaggio dei Turbine (che invece è composto di sole ragazze), ma sembra quasi un modo per assolvere a un compitino. Questo si riflette sull'evolversi delle vicende sentimentali. A parte il bizzarro triangolo Kudelia-Atra-Mikazuki l'unica vicenda lineare è quella di Akihiro, mentre direi che questa serie sia il primo caso in cui venga mostrato un caso di innamoramento gay (no, non una maliziosa sciarada yaoi, un vero innamoramento di tutto rispetto, gestito in modo anche piuttosto delicato). Il pedomatrimonio di McGillis... beh...
Il mecha-design è buono, ma, come per molte opere moderne, si poteva fare decisamente di più. A parte il Lupus tutto il resto del parco macchine è scarsamente caratterizzato e facile da scordare. Le opening sono senza infamia né lode sebbene quantomeno Raise your flag è un genuino JPop come oriente comanda.

“Per ottenere la vera forza occorre restare umani.”

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