Strip
serie
1054, 26/02/2022 - Rilasciare prima
1054
26 . 02 . 2022

Elite

Il sole di queste mattine è ancora pallido ma si fa più forte ogni giorno, e più fastidiosi i riflessi sui nostri schermi, e più schifosa l'aria satura di polveri velenose. Il sole e il vento, si sa, portano la pazzia: sarà anche per questo che la strip di oggi si rifà a quella di settimana scorsa, come ben di rado accade su queste pagine... e narra un'epopea dei Test.

Vittorio Sermonti nel suo commento alla Commedia afferma che Dante non è riuscito a rappresentarci l'aldilà, ma è riuscito a rappresentarci un uomo che ha visto l'aldilà: credo che questa definizione sia applicabile anche alle recensioni di Elden Ring.
Voglio riprendere infatti il discorso di settimana scorsa sulle recensioni di Horizon: Guanciotte Paffute... fare la recensione della recensione ormai è il nostro passatempo da vecchi, come criticare i cantieri, e dovete concedercelo.

Il caso, ovvero l'emergenza globale che ha colpito l'umanità, ha fatto sì che in queste settimane si concentrino tantissime uscite di gioconi di altissimo profilo, come non si vedeva da anni. Festa grande per la critica videoludica, un po' meno per chi è ossessionato dal giocare il titolo del momento insieme a tutti quanti.
Il suddetto Horizon da solo è un giocone capace di sollazzare senza annoiare per un centinaio di ore (a differenza non solo del suo predecessore, ma di quasi tutti gli altri open-world); e oggi arriva Elden Ring, un banchetto di proporzioni ben più pantagrueliche. Eppure le somiglianze si fermano qui: per ambizioni, pubblico e carattere infatti questi due titoli si collocano agli estremi opposti del mercato videoludico.
Da una parte abbiamo il gioco alla moda che vuol essere tutto per tutti, un prodotto costruito apposta per coprire tutto il mercato; dall'altra abbiamo invece un titolo arretrato nella tecnologia, e attivamente ostile al giocatore... che però è diventato popolarissimo suo malgrado.
Non abbiamo mai parlato su queste pagine in vent'anni del fenomeno dei “Souls”, come i ragazzini chiamano questi giochi che oramai fanno genere a sé. È strano, perché in teoria sono giochi di ruolo giapponesi, e sempre in teoria io dovrei uscire pazzo per questa roba.
Ma al cuor non si comanda: nemmeno io sono uno sventurato cane pavloviano, completamente dominato da istinti automatici. E se 'sta roba non mi piace, non mi piace e non c'è niente da fare. La direzione artistica, che è poi quello che cerco principalmente io, nei vari Bloodborne e Sekiro era eccellentissima, non dico di no, ma un po' troppo surreale per i miei gusti, e poi non era sorretta da una rappresentazione tecnica capace di renderle giustizia.
Questo Elden Ring ha però abbattuto le mie riserve quasi del tutto: paesaggi ispiratissimi, chara-design sublimi, e un'introduzione fatta di illustrazioni fisse come non si vedeva da vent'anni, perlomeno in un titolo fatto con tutti i soldi del mondo. Tutto bello, tutto convincente: preferisco tuttora un qualunque scarabocchio di Akihiko Yoshida o Kinu Nishimura, ma riconosco il valore anche di questi tizi di From Software.

Ma oggi mi interessa commentare soprattutto lo stranissimo caso della popolarità di questo titolo. Le recensioni lo osannano, e il pubblico lo ha comprato in massa (per poi pentirsene subito dopo). Eppure si tratta di un gioco uscito in condizioni deludenti sia su PC che su console, con una difficoltà punitiva al punto da sfiorare il masochismo, una storia rarefatta ed ermetica e priva di una narrazione convenzionale... tutto l'opposto di un titolo per le masse. C'è qualcosa che mi sfugge?
Ma no, il mistero è presto svelato: Elden Ring emana il fascino irrestibile dell'elite.
Tutto si spiega alla luce di questo: tanto più il gioco si accanisce con ferocia contro il giocatore, tanto più la gente ci si butta a capofitto, per potersi vantare dell'Appartenenza a una cerchia ristretta.
Per una persona insicura, i proclami d'amore per un gioco spietato e inaccessibile diventano un'armatura che mette al riparo dai giudizi altrui.

Ma sì, lo so che c'è chi apprezza per davvero questi giochi: se non lo capiamo noi di FTR, che siamo qui in un angolino da vent'anni, custodi dell'integralismo più feroce...
Certo che lo capiamo, e in certe circostanze sgomitiamo per essere i primi della fila: ma siamo consapevoli di essere appunto una cerchia ristrettissima di persone, persone con una particolare combinazione di grossi problemi. Che all'improvviso siano diventati tutti così non è normale, e quando la nicchia si fa un po' troppo affollata non è più una nicchia. Lo ripetiamo da circa un decennio a proposito dei cosiddetti “nerd”.
Elden Ring è come il tomo prestigioso che certuni amano ostentare nella loro libreria, senza mai averlo neppure letto.
Per noi che portiamo ancora sul nostro corpo le stimmate dolorose della discriminazione, dell'ostracismo, della derisione, del disprezzo a causa della nostra fede (in qualche film o gioco o passatempo bizzarro e poco noto), questo atteggiamento dà un po' fastidio.
Elden Ring è la Divina Commedia delle nostre librerie, l'Infinite Jest e l'Arcobaleno della Gravità: perfetto per chi è disposto a dedicargli infinite ore, e la gran parte delle sue energie, per addentrarsi a fatica nei suoi sentieri tortuosi e poco frequentati, convinto che il viaggio valga più della meta.
Il fatto che sia all'improvviso sulla bocca di tutti, che tutti lo comprino e ne parlino, ci lascia perplessi ma forse invece dovrebbe riempirci di speranza.

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26 . 02 . 2022

Stelle gemelle

Twin Star Exorcists è uno shonen della più bell'acqua perché ogni tanto gli shonen della più bell'acqua è quello che ci vuole. L'ho visto un po' di tempo fa, ma con tutto quello che bussa fuori dalla porta è esattamente ora che ne faccio il receditoriale, tanto per chiudere tutto un po' fuori, almeno per un quarto d'ora.

La storia parte dal presupposto che nel nostro mondo operano gli esorcisti, delle persone che tengono sotto controllo Magano, la dimensione del male, diciamo, dove le impurità si aggirano e, ogni tanto, cercando di penetrare nel nostro reame per mangiare le persone. I protagonisti della serie sono Rokuro e Benio, due giovani esorcisti che però, ognuno a suo modo, hanno dimostrato grandissime capacità. In puro stile Ranma/2 i due rapidamente si incontrano, si conoscono, prendono gioiosamente a odiarsi e poi scoprono di doversi sposare e fare un bambino assieme. Mentre la loro vita "di coppia" cerca di trovare una qualche quadra naturalmente nell'ombra si aggirano più creature malvage, ognuna con la sua personale idea di fine del mondo.

Twin Star Exorcists è un anime che si dipana su 50 episodi perché TV Tokyo lavora così, è la casa di produzione che poi, nel nostro paese, riempie la fascia intorno all'ora di pranzo di quei bei cartoni interminabili e affascinanti dove tutto si reitera in dimensioni sempre maggiori mentre tu, senza quasi accorgertene, un po' di affezioni al protagonista (è la definizione, appunto, di shonen). La serie, in effetti, va avanti per larghi story arch che molto spesso adombrano, sottilmente, una certa produzione in serie di episodi. C'è la prima fase contro cattivo-1 (non spoilero, dai), seguita da larga fase cattivo-tenebroso con il finale cattivo-che-non-ti-aspetti che le raccoglie un po' tutte. Nel mezzo abbiamo quel tipico momento creepy in cui ai nostri protagonisti, per vie magiche che possano dribblare, tanto per dire, la questione del sesso, viene affibbiata una figlia, così da permettergli di esplorare le gioie della famiglia. Quella cosa che credo sia nata ai tempi di Chibiusa di Sailor Moon e che mi lascia sempre una certa inquietudine perché mi appare sempre un tantino morbosa, per i toni e il modo in cui viene posta. Radio fandom, ovvero quello che si legge sull'internet, dice in verità che la trama reale del manga di partenza è molto più ricca e complessa e che nel passaggio all'anime si è lisciato parecchio il contenuto semplificandolo. Può anche essere quindi, se avete spazio in casa per i tankobon, magari dateci un'occhiata, io riporto l'informazione senza aver avuto modo di verificarla.

E' abbastanza chiaro che TSE, se volete apprezzarlo, dovete prenderlo con leggerezza, dovete lasciarvene un po' stordire. Una volta che avete capito che avrete more of the same per 50 puntate potete apprezzarne gli aspetti positivi, che sicuramente ci sono. Per esempio i dodici guardiani sono degli ottimi personaggi, alcuni anche dotati di interessanti backstory e, in generale, un ottimo design. A varie riprese tengono in piedi la narrazione. Il rapporto Rokuro-Benio è divertente, certo non è raccontato in modo comico come Ranma/2, ma tutta la parte shojo non stanca, anzi, scorre bene come intermezzo dei combattimenti con i demoni.

Dal punto di vista tecnico, infine, ci troviamo davanti a un buon lavoro. A parte il design dei mostri che è approssimativo come sembra lo spirito dei tempi richieda in quest'epoca, il disegno è molto buono, con gli esorcisti che, pur andando avanti a talismani e preghiere, hanno dei costumi di tagli fantascientifico abbastanza accattivanti. Notevoli anche le numerose opening e closing tracks, JPOP al giusto punto di equilibrio per essere ascoltato anche lontano dal cartone dagli amanti del genere.

Twin Star Exorcists è consigliato nei termini in cui avete capito bene a cosa andate incontro. Come vedete in tutta la recensione non ho tirato fuori approfondimenti culturali o anche solo tecnico-narrativi come ho fatto spesso in altri momenti, perché non credo ce ne siano, di meritevoli. Se però sentite l'esigenzia di chiudervi in camera e guardare qualcosa che non sia assolutamente un TG potrebbe essere esattamente quello che vi serve.

“Con la sua armatura di fagioli rossi spazzerà via il male. Userà le tue lacrime per bollire del riso appiccicoso! Puoi Mangiarmi! Sono sia salato che dolce! Ohagi Man! - Si! - Ohagi Man! - Si! - Lui è l'ohagi guerriero, Ohagi Man! - Si! Si! Si! -”

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