Cinema per adulti
In On The Beach (1959), Ava Gardner e Gregory Peck hanno una scena insieme che farebbe venir giù il cinema ancora oggi. Soprattutto oggi, perché non siamo più abituati.
È un dialogo che svetta alto sopra tutti i dialoghi che hanno riempito i cinema quest'anno, recitato con un carisma che forse oggi è più sfolgorante di allora, arricchito in tutti questi anni dalla patina del mito.
Abbiamo detto delle Battaglie, Una Dopo l'Altra, che hanno imperversato senza però lasciare il segno quanto avremmo sperato: un film di bamboccioni, e un po' anche per bamboccioni, dài! Non c'è nulla di male, anzi centra in pieno il target demografico di questo sito e noi stessi... ma di fronte alle schermaglie amorose vecchie come il mondo di Gardner e Peck questi bambinoni pervertiti o che biascicano in vestaglia, questi ordini segreti di suore marziali ci fanno un pochino arrossire.
Peccato anche per quello del giocatore di ping-pong: questo Marty si farà anche chiamare Supreme ma gira un po' a vuoto, e soprattutto è meno su di giri rispetto a Uncut Gems, che resta un capolavoro inarrivabile. Meno esagitato solo di una tacca, sì, ma è comunque un passetto indietro... Facce sudate che si urlano a un centimetro di distanza, riprese a un centimetro di distanza, per tutta una notte insonne di escalation sempre più grottesca... era già stato fatto un filino meglio nel film precedente, secondo me, anche se di questo ho apprezzato tantissimo la ricostruzione delle scenografie da sport scalcinati degli anni '50 e l'animosità del tifo nipponico.
Peccatissimo per i Peccatori, un film schiacciato dal peso delle lodi pregiudiziali che ha ricevuto: un film morto per troppe carezze.
Comincia benissimo e allestisce un banchetto sontuoso, ma quando dovremmo infine addentare la portata più succulenta, ecco che si perde e diventa ogni minuto meno interessante. L'attore protagonista ha il carisma di una pianta d'appartamento, e se i suoi due personaggi non avessero uno il cappello blu e l'altro rosso io non sarei riuscito a distinguerli.
Se a te regista non interessano azione e horror, ti prego, tientene lontano! E lasciali a chi è del mestiere. Così sei riuscito a dimostrare solo quel che non sai fare.
Difficile crescere se nessuno ti dice quando sbagli.
I colori in certe scene però sono belli (finché non cala il sole). Dei colori di Bugonia invece, sangue e miele, abbiamo già parlato. Voglio solo ribadire che se fosse finito quando lei si chiude nell'armadio avremmo avuto un film migliore, con un finale da cuore in gola che mi avrebbe riempito di terrore irrazionale.
Vuoi vedere che, nel mucchio di quest'anno, alla fine il film più diritto e onesto era F1? Infinitamente meno carismatico del seguito di Top Gun, ma non per colpa del suo protagonista. Uno spot patinato per uno sport che, così come si vede, non esiste... eppure dotato di un guizzo di cattiveria cinica: è un film che perde un po' la pazienza, e osa prendere a schiaffi le sue facce da schiaffi, almeno fino al lieto fine imposto dagli sponsor.
Un'irruzione di adulti a una festa di bamboccini. Un po' l'effetto che fa On The Beach, per l'appunto, visto oggi.
“On The Beach” è, naturalmente, anche il sottotitolo di Death Stranding 2, e Kojima lo ha scelto per omaggiare proprio quel film nello specifico.
Death Stranding 2 è uscito su PC, il che è motivo di grande giubilo, una Pasqua anzitempo, e mi riempie il cuore di un tripudio incontenibile...! Un'opera superlativa sia nell'arte che nella tecnica, sbocciata questa primavera nella sua forma definitiva.
Il Mestro ha montato (e scritto e diretto e musicato e interpretato???) un Trailer per l'occasione: meglio questi tre minuti di tanti film interi e tanti giochi interi e dimenticabilissimi.
Un seguito non altrettanto radicale, e straripante di un massimalismo esuberante che può allontanare alcuni. Ma è un'opera necessaria. Cinema bambino e adulto insieme.
Lo-Rez: arte, storia, web designScienza, non fantascienza
Non sono per niente un fan dei cosiddetti divulgatori scientifici da social. Potreste pensare il contrario perché in fondo da queste parti siamo nerd, ingegneri e un sacco di altre cose che sembrerebbero proprio la descrizione del pubblico di un certo tipo di contenuti, ma d'altra parte dovrebbe esservi nota anche l'insofferenza che proviamo per tutte le forme comunicative dell'internet dal 2000 in poi, insofferenza che è aumentata, di generazione in generazione mentre i social evolvevano.
I fan della scienza però mi sono diventati particolarmente invisi, come tutte le persone che sono convinte di fare "qualcosa di buono" sempre e comunque e quindi cercano di trasformare quello che fanno in una sorta di missione che non è possibile criticare senza essere "cattivi". Io non credo ci sia un contenuto così importante nel promuovere il fatto che "la scienza è bella" innanzitutto perché non è vero, la scienza non è bella e poi perché un certo tipo di atteggiamento mi sembra sempre pedagogico in maniera stucchevole, come certo edutainment che diviene inguardabile superati i 10 anni in cui oltre a spiegarti le cose sono sempre tutti ad aspettarsi che tu provi entusiasmo, riempiendo di tempi morti e inutilità un discorso che invece avrebbe nel suo bello essere lineare.
La scienza non è bella. Se mischi un certo componente con un certo altro componente questi avranno una reazione e dall'alambicco in cui li hai messi insieme erutterà della schiuma colorata. Si, sul momento l'effetto è divertente, ma lo è solo perché non lo vedi tutti i giorni. Se scaldi l'acqua si formerà una nuvola di umidità al di sopra della pentola. Anche questo potrebbe essere mostrato come "bello", si fa più fatica perché lo vediamo ogni volta che facciamo da mangiare.
Il problema di abbellire la comunicazione è che diventa impossibile distinguere scienza, magia e giochi di prestigio con questo atteggiamento. Si, avete capito bene, la scienza diventa come la magia, perché la scienza nell'idea di mettere le cose in certe condizioni per produrre bizzarri effeti è magia e poco importa se poi ci facciamo forti delle nostre conoscenze scientifiche per distinguere una cosa dall'altra, la comunicazione che realizzaziomo non si porta dietro quel bagaglio di conoscenza, è solo una rassegna di giochi di prestigio.
Giochi di prestigio che, ammantati di quell'autorevolezza che si pretende parlando si scienza e usato per la Santa Missione, diventato pericolosi, perché vanno a produrre delle certezze granitiche nelle persone, la certezza che certi fenomeni si verifichino sempre e rispondano sempre a quello che si è "imparato", cosa non vera proprio perché la scienza, calata nella realtà, è un sistema di cifre e numeri che continuano a variare e un fenomeno è descritto nel vasto spettro di variazioni di queste cifre e numeri, proprio perché non è possibile cristallizarlo. Si può semplificare e si può comunicare la semplificazione, ma se questo non viene fatto con i giusti distinguo non si sta divulgando.
La comunicazione scientifica è un tema che, soprattutto dal COVID, dovrebbe essere diventato centrale nel dibattito umano e che invece viene sempre lasciato a sé stesso, provocando danni enormi. Perché la comunicazione scientifica, in quanto comunicazione, è una pratica umanista che andrebbe gestita mediante categorie di pensiero umanistiche, invece viene usualmente lasciata agli scienziati che finiscono con lo schiantare contro le persone comuni, che magari hanno interesse in quelle ricerche, delle informazioni che sulla lunga fanno più danni che altro. E le persone che, con una comunicazione sbagliata, fanno danni poi non credono di doversene prendere la responsabilità, perché dal loro punto di vista la scienza è esatta e quello che hanno detto è vero e il modo in cui lo hanno detto è, a loro parere, univoco. Paradossalmente ricadiamo nuovamente nell'atteggiamento dello stregone, anche parlando di scienza, con tutto quello che ne consegue.
Oggi su FTR un pezzo di costume un po' atipico, una di quelle riflessioni che avevo lì e che non sapevo dove mettere e quindi poi le infilo in questa colonna anche perché siamo in primavera, che di solito è un momento storico un po' avaro di storie da raccontare. Niente frenesia natalizia, niente emozione estiva, solo sbalzi di temperatura che portano alla tosse, fiori che sbocciano e muoiono, piogge improvvise. Lo so che la letteratura vi ha raccontato la primavera in maniera indifferente, ma a me la letteratura ha insegnato che se non si è un po' catastrofici e non si vede sempre la sfiga nelle cose poi finisce che scrivi storie che non vendono.
Cymon: testi, storia, site admin“Stupida, stupida, stupida sfortuna / Tu come stai? / Gelida, gelida, gelida paura / Vienimi a prеndere, sto in mezzo a una strada / Continuo a pеrdere le chiavi di casa / Ma pensa un po'”