Grandi ritorni
La pubblicazione della strip di settimana scorsa è stata più rocambolesca del solito, per cause di forza maggiore: ma non è ancora nata la Forza Maggiore in grado di fermare questo coniglio...!
Trattenerlo un po', sì. Farlo inciampare, forse (se cade poi, vecchio com'è, sono guai). Ma il segreto è sapersi rialzare sempre.
Un po' come, ehm... Kunoichi Clara?
Che emozione! L'ultima volta che questo nome è apparso nella strip era il 2011 (!!!). C'è una possibilità che tu, o Lettore singolare, non fossi nemmeno nato. E dopo quindici anni eccola qui, la nostra adorabile Kunoichi Clara: protagonista della serie più atipica di questo fumetto antichissimo, a cui sono legate le mie massime glorie artistiche.
Quelle tavole rappresentano vette artistiche che oggi sono ben lontano dall'eguagliare, ormai giunto al crepuscolo della mia carriera (???). In esse c'è una Clara molto diversa dalla PR in tailleur che abbiamo conosciuto nella serie Jobs, in cui rientra oggi la quasi totalità delle nostre strip: una Clara letale, che ha imparato a combattere, è stata iniziata alle tecniche segrete delle kunoichi (che sarebbero più o meno le femmine dei ninja...), e ha perfino ottenuto potenti armi magiche, una kodachi e una wakizashi parlanti...
Ma, proprio come noi, anche la Clara di oggi è ben lungi dall'eguagliare quei picchi di performance atletiche superumane: noialtri autori vogliamo pensare che in questi quindici anni di assenza del suo alter-ego, Clara abbia messo da parte il costume da kunoichi... e anche, duole ammetterlo, che abbia trascurato l'allenamento e si sia, come dire, un pochino... non saprei, un pochino appesantit- No, no, non sia mai!
Diciamo però che la Clara odierna è soltanto una Clara, anche in occasione del suo ritorno in una strip omake (che, mi dicono, è un modo vanesio per indicare un riempitivo). Sebbene tuttora faccia un figurone in una tutina aderente da Occhi di Gatto, è ahimé evidente che allo stato attuale le sue movenze atletiche non sono proprio da Occhi di Gatto, e nemmanco da kunoichi.
Forse nemmeno da corso serale di zumba.
E insomma, Clara di Kunoichi avrà ancora lo spirito, ma per recuperare la forma fisica di un tempo deve ripartire dai fondamentali, tipo fare stretching?
Ecco, questo è tutto il retroscena dietro l'improvvisa ricomparsa di quell'ideogramma leggendario che ha segnato la storia di questo fumetto: non è ancora il momento di farsi stroncare da un'aritmia cardiaca... Eppure, se Clara ha deciso di infilarsi in una salopette che ricorda la Chun-li adolescente di Street Fighter Alpha/Zero, proprio ora, magari si prepara a un ritorno...?
Ipotesi suggestiva, ma tanto lontana quanto lo è lei dal toccarsi la punta dei piedi.
Ma prima di finirla veniamo all'attualità, perché anche quella ci offre grandi ritorni.
Intanto ci sarebbe un nuovo Starcraft, ben in là da venire e comunque di un genere lontanissimo dall'RTS. Sembra Starcraft ma non è. “2030”: chissà se quando uscirà ci saremo ancora, noi e il resto del mondo.
Poco fa è invece uscito un nuovo Onimusha: questo sì che si ripresenta dopo tanti anni ancora in forma smagliante! Altro che la povera Clara: questo è un titolo d'azione high execution in grado di dare enormi soddisfazioni, in proporzione all'impegno che ciascuno deciderà di dedicare ai suoi sistemi di combattimento sopraffini.
Capcom non ha perso la mano; Capcom è ancora caldissima, e come sa farti pigiare i tasti lei ne sono rimasti pochi.
Ecco, magari Clara potrebbe reimparare l'Arte della Spada così, per gradi, allenando riflessi e tecniche sprofondata nel divano.
Escape room
Viviamo in un mondo deviato. Questo almeno ci dice Shiboyugi (giocare giochi mortali per mettere il cibo in tavola), ma noi di questo mondo deviato vediamo pochino. Sappiamo solo che uno dei passatempi preferiti, qui, è rinchiudere ragazze in delle enormi escape room piene di trappole mortali e vedere quante riescono a sopravvivere fino all'uscita. Perché un'adolescente dovrebbe prendere parte a giochi del genere? Magari per debiti, magari costretta con l'inganno, magari invece perché la sua vita è così vuota che in questa pratica crudele vede il senso della propria esistenza e quello che le importa di più è arrivare a sopravvivere a 99 partite. Ovviamente la nostra protagonista appartiene a quest'ultima categoria. Yuki è un vero e proprio fantasma, con una vita apparentemente vuota all'esterno, che salta di escape room in escape room determinata sempre a sopravvivere nonostante tutto, prendendosi cura quel tanto che basta delle altre concorrenti assieme a lei, determinata a fare tutto, ma proprio tutto il necessario per arrivare a giocare una nuova partita.
Shiboyugi, che se non lo avete capito è protagonista del receditoriale odierno, si regge su questi pochi elementi e per dare un senso ai suoi 12 episodi (di cui un pilot monstre di quaranta minuti e sostanzialmente un OAV come 12esimo) usa tutte le tecniche di rappresentazione più disturbanti che vi possono venire in mente, da un assurdo counter che continua a salire un po' come piace a lui per avvertire lo spettatore di quanto manca al finale di partita fino a una rappresentazione dei personaggi spesso accennata, con inquadratura da lontano, i volti appiattiti a figure irreali, non umane, come forse vede il mondo la nostra Yuki, che non può affezionarsi a niente e nessuno pena rischiare la vita più del necessario.
La serie si struttura su diverse partite, in cui ogni volta viene presentato un set diverso di comprimarie, eccezion fatta per un paio di personaggi ricorrenti: una sorta di nemesi di Yuki, una bulletta altezzosa convinta di avere sempre il controllo della situazione, e la maestra della protagonista, che a più riprese appare forse soprattutto per dare una diversa chiave di lettura agli eventi che capitano alla sua allieva prediletta.
Tecnicamente Shiboyugi ha queste scelte estetiche di cui dicevamo prima, che a volte beh... forse risultano anche piuttosto economiche per la produzione, una colorazione digitale così così e anche un simpatico effetto per il sangue che, grazie alla tecnologia delle escape room, non è mai presente, ma si trasforma subito in una sorta di morbida neve bianca, unicamente per non scandalizzare gli spettatori a casa e rendere in sostanza qualsiasi massacro che si svolge all'interno del gioco (e ce ne sono tanti) qualcosa per cui non preoccuparsi veramente, come se nel mezzo non ci fosse morto nessuno.
Ho trattato spesso in questa mia colonna degli anime disturbanti, esplicitamente cattivi nei confronti dello spettatore e basati su dei temi inquietanti fatti apposta per mettere a disagio. Difficile però pensare a qualcuno che fosse peggio di questo. Il problema principale di Shiboyugi è che gli occhi attraverso cui vediamo la storia, quellio di Yuki, sono assolutamente spietati, distanti, per cui anche mentre vediamo morire decine di ragazzine tenere e piene di sogni, non abbiamo il conforto di poterle piangere perché la grande macchina che le uccide non ha sentimenti e non ne abbiamo nemmeno noi che osserviamo tutti filtrati dalla nostra protagonsita.
Per questa ragione, a conti fatti, Shiboyugi non è un anime che si guarda, è un anime che ci si infligge, un'opera che a lungo andare sembra più una penitenza. Gli scenari sono sempre angoscianti e senza speranza e anche se è abbastanza evidente che Yuki sopravviverà questo non basta a mettere al sicuro lo spettatore da treni di devastante sconforto. In contorno la trama non dà soddisfazione nella sua evoluzione. Abbiamo Yuki che vuole raggiungere le 99 partite (e questo è solo assurdo, nel contesto che ci viene mostrato), abbiamo, forse, qualcuno che vorrebbe distruggere il mondo dei giochi e che contatta la protagonista, abbiamo una serie di collegamenti tra personaggi che forse ci vengono mostrati in modo un po' troppo criptico, come se gli autori fossero un po' infastiditi dall'idea di doverci dare una vera trama e volessero potersi limitare a farci vedere ragazzine che soffrono. Un paio di passaggi, soprattuto durante Candle Woods o nel dodicesimo episodio, sono così astratti che anche se intuiamo che sta succedendo qualcosa rimaniamo al più straniti cercando di capire cosa effettivamente si questo qualcosa, senza ricevere la soddisfazione che uno spettatore meriterebbe, ogni tanto.
Il comparto musicale, pure lui, cerca di non disturbare la nostra ansia. La sequenza della opening ha un filmato malinconico a metà tra Blade Runner e una storia di depressione che ben innesca il mood utile a proseguire la visione, mentre la closing è piuttosto dimenticabile.
Io non ce la faccio a consigliarvi Shiboyugi, che pure è un anime interessante perché in molte soluzioni è piuttosto intelligente e in ogni caso mostra una notevole personalità. E' però un anime che veramente serve solo a farvi del male e sebbene io capisca l'approfondimento che si possa ottenere andando a scavare in situazioni estreme (e l'abbia spesso sostenuto) posso dire di non aver capito, in questo caso, il motivo di tanta crudeltà. Vorrei sottolinearlo, Shinoyugi non è un anime brutto, anzi, se comunque avete una passione per questi prodotti estremi temo che alla fine scoprirete di doverlo vedere, solo che se avete di meglio da fare, se avete altro da guardare... diamine, ci sono già abbastanza motivi per deprimersi senza necessariamente schiacciare play per vedere una storia del genere.
Cymon: testi, storia, site admin“Aspetto sempre prima di piangere i morti. Di solito attendo la fine del gioco e porto il lutto per tutti quanti.”