Un Capolavoro Dopo l'Altro
“Una Battaglia Dopo l'Altra” non è solo un riassunto accurato della storia umana, oggi come ieri, ma adesso è anche un film.
Un film che mi ha sorpreso per l'assenza di sorprese virtuosistiche di regia o dialoghi o altro, per la sua fotografia che purtroppo stavolta non sfoggia colori da mangiare con gli occhi ma è molto normale. Un film vagamente tratto dall'unico libro di Pynchon che non ho letto (questa era la misura del mio interesse).
Un film semplice semplice, divertente e diretto, che costruisce scene d'azione epiche quasi senza sparare o tirare un pugno, solo con una strada di collina che va su e giù come piace a Steve McQueen (alla maniera americana, non a zig-zag come da noi civilizzati).
Questa azione-non-azione è esilarante e mi ha ricordato vagamente Diva (1981), che però è un capolavoro eterno che influenza il cinema da quarant'anni. Quest'altro qui è solo un film fatto bene: una cosa strabiliante, che oggi non succede quasi mai!
Il cinema attuale era assente da parecchio su queste sacre pagine: per i motivi di cui sopra, e anche perché ormai per me andare al cinema a vedere un film doppiato in un italiota stentato rappresenta una mortificazione da riservare solo ai film per cui non ho alcuna speranza. (Questo l'ho visto in lingua originale.)
Parlare dei film appena usciti però significa allontanare ancor più in là tutte le altre cosette che mi ero annotato durante le vacanze estive... Ah, le vacanze estive, ma sono davvero esistite? Chi se le ricorda!
E non ha aiutato a smaltire gli arretrati il fatto che i numi videoludici abbiano ricoperto di benedizioni questo dolcissimo mese settembrino, facendo fiorire Un Capolavoro Dopo l'Altro.
Prima Silksong, poi Hades 2: Un 10/10 Dopo l'Altro. Hades l'avevo consumato avidamente, ipnotizzato dai suoi dialoghi in apparenza inesauribili, e recitati da voci meravigliosamente conturbanti. Questo seguito pare avere più di tutto: un po' come Death Stranding 2, o come Silksong. L'evoluzione intelligente produce capolavori.
Peraltro, quest'altro 10 appioppato da Multiplayer.it (e da quasi tutte le altre testate) a così poca distanza da Silksong ha naturalmente infiammato il Dibattito su Internet: altro che Un Dibattito Dopo l'Altro! Qui siamo al Dibattito Senza Soluzione di Continuità, un'Unica Gigantesca Polemica che brucia inestinguibile come il fuoco di una batteria di un'auto elettrica.
Ma con un odore più sgradevole.
Anche questo ha contribuito ad allontanare da queste pagine tutte le notiziole che mi ero segnato di commentare al rientro dalle ferie: la volta scorsa mi sono sporcato anch'io pucciando il piedino in quel lago di pece. E meno male che non seguo direttamente nessuna diretta, né tantomeno i canali social della gente coinvolta... cerco di astenermi dalla parasocialità quanto più possibile, come è privilegio di noialtri conigli anziani che proveniamo da cucciolate antecedenti l'avvento dei Social Network.
Eppure quel poco che trapela dalle mie barriere basta a farmi venire la bile alla bocca.
Querele lanciate e subite, interdizioni, censure, sedute dallo psicologo per farsi diagnosticare una neurodivergenza purchessia, crisi depressive raccontate in diretta con sottofondo musicale di pianoforte triste (non protetto da copyright, mi raccomando! Questo è importantissimo sennò la piattaforma ci demonetizza)...
Tristi figuri che hanno perfezionato l'arte di parlar male degli altri il più possibile, ma senza mai scatenare i mastini della Censura delle Piattaforme o dare estremi legali per una querela. Incendiare la miccia (o, per meglio dire, infilare la busta di piscio sotto l'uscio)... per poi registrare un Video di Reazione con faccina offesa e ditino alzato.
La polemica rende. Una Polemica Dopo l'Altra è la strategia più redditizia su Internet, per tutti quelli coinvolti: offesi e offensori e piattaforme. È il pubblico pagante a chiederlo.
E io che vorrei tanto astrarmi da questa lotta, mi riduco a consumare lo spazio prezioso di queste colonne per criticare anch'io... tale è il fascino di dar contro a quel che non ci piace, che non c'è più gusto a lodare quel che ci piace.
Ormai è un girone infernale senza via d'uscita. Dante non avrebbe saputo inventare un contrappasso o una pena analogica più adeguate.
Esce il mio libro, ma giapponese
Non vi ho tediato tutte le volte che è uscito un Segretissimo scritto da me, dovete riconoscermelo, nel senso che non mi sono mai messo qui a fare un editoriale intero a riguardo perché, in effetti, non mi sembrava questo il luogo corretto dove dedicarmi alla promozione di quella vita. Stavolta però lo faccio perché stavolta un po' si tratta anche un libro per voi, lettori di FTR (questo per dire che becco sempre target esigui e ristretti, sia mai che poi facciamo successo).
Sangue di Samurai (vi metto l'Amazon perché il Blog di Segretissimo s'è fatto un po' inlinkabile) è ancora un'avventura di Clausewitz e della Silent Corporation, ma è un'avventura che si svolge ingiappone e sebbene il Giappone sia una nazione vera, lo so, con della gente vera, lo so, con delle dinamiche vere, lo so, qello che è finito nel libro è un po' anche l'altro Giappone, quello che ci immaginiamo dagli anni ottanta, quello che loro ci vendono con i videogiochi e gli anime, quello che non esiste, ma forse esiste perché vogliamo che sia così.
No, non è un Giappone minacciato da robot giganti e, anzi, le dinamiche politiche sono rese in modo piuttosto realistico, ma è comunque un Giappone in cui la Yakuza convive con antichi samurai, idol licenziose ballano a fianco di inesistenti ologrammi con la coda e alle ragazze piace farsi legare. E' un luogo mitologico in cui non importa se sei armato di mitragliatore, hai un esercito e sei un esperto di tattica militare, alla fine comunque si risolve tutto con uno scontro uno contro uno all'arma bianca con pure qualcuno che urla "yameroooo".
Fuori da FTR non parlo di questo libro così, ma so di poterlo fare in FTR, perché in FTR siamo tutti perfettamente consapevoli che quanto detto sopra non sminuisce il suo valore, ma anzi è un motivo di vanto. Sangue di Samurai è un libro (anche) per noi, che quando sentiamo parlare di Samurai pensiamo ai Cinque Samurai, che non si capiva bene perché erano degli antichi guerrieri vestiti con delle robe che sembravano delle tute spaziali.
Sangue di Samurai rinnova il mito di Goemon (che poi è anche il mito dei cavalieri Jedi) di poter fermare i proiettili con la spada e, di conseguenza, essere superiore a qualsiasi persona abbia un'arma da fuoco. Il nemico principale, il Samurai della Pioggia, appunto, è circondato da personaggi altrettanto sovrumani come lui, intrisi oltre il decente di misticismo e magia orientale. Non c'è ovviamente alcuna reale magia in questo libro, perché rimane un Segretissimo, ma anche così si respira sempre quell'atmosfera tutta giapponese per cui ci si sente sempre sulla soglia di un altro mondo.
Una volta Lo-Rez disse che evidentemente Wolfpack doveva essere in qualche modo legata a Sniper Wolf e io ora qui mi dico da solo che, un pochino, il Samurai della Pioggia ricorda Raiden. E tutte queste cose le posso accettare con serenità (anzi orgoglio) visto che io, dopotutto, Metal Gear Solid non sono mai riuscito a giocarlo decentemente.
Sto scrivendo questo articolo perché voglio che voi compriate il libro? Cert... certo che no, però in qualche modo essere riuscito a pubblicare Sangue di Samurai ha significato, per me, anche riuscire a inserire in un mondo come quello di Segretissimo moltissimi elementi nerd che gli sono sempre stati un po' distanti e che invece secondo me si possono facilmente mischiare a quelli che sono i punti forti della collana. Il risultato è un imbarazzante pasticcio? Forse. Il risultato in realtà mi inimicherà l'intero pubblico del periodico? Forse. Oppure no. E' mia idea che fosse giusto prendersi questo rischio perché il pulcino che non spacca il guscio poi non nasce e muore (eccetera eccetera, sapete come funziona). Secondo me, insomma, a voi magari piace. E potreste pure scoprire così che vi piace tutto Segretissimo e quindi leggerlo. E avere lettori nuovi male non fa.
Bene, direi che per un editoriale autocelebrativo molto auto abbiamo già speso abbastanza caratteri quindi direi di potervi salutare nel modo commerciale possibile: Sangue di Samurai esce il sette Ottobre in tutte le edicole (sempre che abbiate ancora un'edicola, naturalmente), è "quello nero accanto agli Urania e ai Gialli Mondadori". La copertina è ammiccante, ma non volgare, anzi, è un personaggio che in effetti potrebbe benissimo comparire nel libro così com'è. Brindiamo anche a lei.
Cymon: testi, storia, site admin“Annuii e feci per andarmene, ma allora la donna fece un balzo avanti. Non un vero salto, ma una specie di movimento da piccolo animale, sollevandosi appena dalla posizione inginocchiata e ricadendo nuovamente in posizione inginocchiata. A quel punto si rialzò come per guardarmi meglio. - Ame no samurai. - ripeté, come per sfidarmi.”