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17/01/2k26 - Io non sbaglio mai: O quanto meno ho una definizione di errore diversa dalla vostra
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17 . 01 . 2026

99 Medagliette false

Negare l'evidenza, negare ad oltranza: al moderno Ingegnere (delle Tenebre) resta solo questa difesa.
Assediato dal Reparto Marketing da un lato e dalle IA dall'altro (le IA possiamo figurarcele come il Nulla famelico de La Storia Infinita), il nostro Gödel non può far altro che mentire. Mentire, negare, e rintanarsi più a fondo nella sua calda salopette felpata.

Noialtri qui non saremo avvolti in un costume integrale da draghetto, ma comunque possiamo continuare a macerarci nell'astio da bravi vecchiacci, odiando fortissimo ogni nuova operazione di rivendita della nostra nostalgia: come il nuovo rifacimento di Dragon Quest VII.
Tanto tanto tempo fa raccontai le mie epiche avventure in Dragon Quest VI: resta uno dei picchi emotivi della mia gioventù videoludica, per quanto le emozioni non siano state tutte di segno positivo. Il VII non lo conosco, ma provando questa nuova versione “reimagined” mi sono sentito subito a casa.
Una casa brutta, spoglia, fredda, umida e piena di ricordi tristi.
I Giochi di Ruolo Giapponesi sono fatti così: sempre uguali a se stessi, incisi negli strati ancestrali del nostro cervelletto. Sono parte di noi, e come tali si collocano al di là del nostro giudizio. Semplicemente li accettiamo per quello che sono.
Dragon Quest VII di “reimmaginato” non ha proprio un bel nulla. Suppongo sia un bene, visto come vanno in genere queste operazioni... eppure anche questa è un'operazione fallimentare. La grafica di plastilina con effetto tilt-shift è una bellissima trovata, peccato che l'esecuzione lasci molto a desiderare.
In parte infatti sono costretto a condividere le invettive di certi cani idrofobi sui forum, che documentano con foto comparative lo scempio di questa nuova grafica fredda e spoglia e scialba e inerte, se confrontata non con l'originale ma con il precedente remaster per Nintendo 3DS (!).
Square Enix, madre mia, devi capire una volta per tutte che va bene rifare i giochi che portiamo nel cuore, ma bisogna rifarli bene, non male! E per rifarli bene servono I SOLDI. Devi sganciare!!! Altrimenti vengono fuori queste cosine tristi.
Il problema è il budget, perché per rifare i vecchi giochini di una volta serve tantissimo lavoro. Perché alla fin fine si scopre che giochini non erano affatto, e non lo sono nemmeno a distanza di trent'anni. Per restituire oggi lo stesso impatto che ebbero quei mucchietti di pixel bisogna mettere al lavoro legioni di artisti e collocare ad uno ad uno a manina ogni ciuffo d'erba, ogni lama di luce... bisogna riempire questi ambienti (2D o 3D che siano) di amorevolissimi dettagli: non stanzoni spogli grigi e marroni! Non texture ripetitive e poligoni spigolosi e muri e pavimenti piattissimi e geometrici...!

Viviamo tempi interessanti, dentro e fuori questa Tana di Coniglio. Col fuori dovremo confrontarci tutti, volenti o nolenti (dopo il 2025A, anche questo 2026 è avviato sulla stessa rotta), ma se continuerai a seguirci nel prossimo futuro, o Lettore Singolare, scoprirai che anche FTR ha delle sorprese in serbo. Se ci arriveremo.

“Allora mi avvicinai all'angelo e lo pregai di darmi il piccolo libro. Ed egli mi disse: - Prendilo e divoralo: ti riempirà di amarezza le viscere, ma in bocca ti sará dolce come il miele. -”

Lo-Rez: arte, storia, web design
17 . 01 . 2026

Abbondanza di fede

Mi piace definire To Be hero X un anime post-moderno in cui le tecniche e le idee di diverse culture vanno a confluire in un nuovo modo di raccontare vecchie storie con nuovi punti di vista e spunti. Fortunatamente questa sorta di mashup è retto da un'ottima struttura narrativa, di cui parleremo, ed è precisamente questo il motivo per cui post-moderno ha più senso di pasticcio. Avverto anche i precisetti che continuerò, in generale, a parlare di anime indipendentemente dalla storia produttiva di questo o di altri prodotti, questo perché vi va già bene che non stia tutt'oggi parlando di cartoni animati.

Nel mondo di To Be Hero X la fede smuove le montagne, ma, soprattutto, crea gli eroi. Quando una persona trova abbastanza persone che credono in lui allora comincia ad acquisire dei poteri, poteri che può sfruttare per aumentare la sua notorietà in un circolo virtuoso che lo può rendere sempre più potente e scalare la classifica dei supereroi fino alla vetta, dove si trova prestigio, rispetto e anche un appartamento vista città non male.
Questa struttura è però un'arma a doppio taglio perché sebbene i supereroi possano fare cose incredibili allo stesso tempo il loro ruolo si confonde con quelli degli influencers, schiavi dell'opinione pubblica e ossessivamente alla ricerca di notorietà. La loro vita smette di appartenergli e vengono trattati dalle agenzie di comunicazione che li gestiscono come dei veri e propri prodotti, fin quando non arrivano a essere svuotati del loro senso iniziale di persone che salvano il prossimo, divenendo semplici marchi per i cereali.

La storia di questo mondo, che certamente ricorda un po' The Boys, ma che attinge anche a tutte le sperimentazioni nel mondo supereroistico fatte dagli anime negli ultimi anni, viene raccontata attraverso diversi story arch che si focalizzano su diverse persone intente nel loro percorso di acquisire fama e poteri. Questo significa che ogni pochi episodi si ha un completo ricambio di personaggi, anche se andando avanti emergono collegamenti tra le varie vicende. A complicare le cose la progressione temporale non è lineare, visto che dopo le prime due storie torneremo un po' indietro nel tempo e poi da lì andremo ancora avanti, tanto che la prima immagine importante dell'anime, il suicidio di Nice, corrisponderà con l'ultima, al netto del grande torneo di supereroi verso tutto converge. Interessante anche il personaggio di X, protagonista della opening e della closing della storia, ma che ci verrà presentato solo di sfuggita, fino all'ultimo episodio in cui vedremo all'opera i suoi straordinari poteri.

Il discorso sulla tecnica di To be Hero X merita un capitolo a parte. La serie parte con uno shading spinto un po' alla Arcane che regge per due storyarch, poi vira a tornare un anime classico a parte alcuni inserti strettamente legati a X. Troverete diverse spiegazioni online relativamente ai passaggi tra le varie tecniche, personalmente l'impressione che ho avuto è che si passi da uno all'altro per mere motivazioni economiche. L'animazione alla Arcane è molto costosa, anche nelle sezioni in cui To Be Hero X lo usa, quando la scena diventa molto action, questa cede il passo a delle soluzioni grafiche divertenti, con molti richiami ai comic americani e alla carta stampata, che però evitano ai grafici di cimentarsi nelle sequenze più onerose. L'impressione è un po' un vorrei ma non posso e quando si ritorna all'animazione tradizionale (seppur con una colorazione piuttosto piatta) quantomeno ci si leva di dosso la frustrazione di non riuscire a godersi appieno i combattimenti. Diciamo che nel complesso appare tutto piuttosto pserimentale, con un risultato divertente, ma a tratti approssimativo.

Perché non fraintendiate la mia ultima affermazione diciamo però questo: To Be Hero X è uno degli anime più grossi della passata stagione. Il tema del supereroe/influencer è molto forte e si riflette bene sul nostro mondo come metafora del modo in cui trattiamo i miti moderni e come loro subiscono le nostre attenzioni almeno quanto le sfruttano. Il parterre dei personaggi proposti è molto vario e esplora di volta in volta diversi aspetti della celebrità e tutto è incastonato in una struttura narrativa complessa (a volte complicata) che però sul finire di stagione fa tornare tutte le connessioni con eleganza e prepara un proseguimento fatto di confronti tra personaggi completamente tridimensionali e molto carismatici. Su tutti gli eroi poi troneggia il personaggio di X, con il suo aspetto di cool yakuza boy che combatte a schiocchi di dita, sembra avere qualche conoscenza sulla realtà che altri non hanno e spariglia le carte della trama senza sembrare un'aggiunta casuale. Dignitoso fiocco a impacchettare tutto questo una opening e una closing entrambe di altissimo livello.

To Be Hero X è grandemente consigliato. Io stesso sono stato reticente, all'inizio, a seguirlo perché mi sembrava che l'animazione fosse pretenziosa e perché credevo di beccare l'ennesimo anime di supereroi. E' invece una storia costruita in maniera intelligente con qualcosa da dire e diversi tocchi di classe, combattimenti spettacolari (anche troppo), ma un contraltare di interessanti relazioni umane. Per stare in groppa alla timeline avrete bisogno di concentrarvi un pochino, ma niente che una wiki non possa supportare e a fine stagione rimarrete con ancora tante, tante cose da scoprire.

“Better a lie? Better I die? Better I make it stop? / Gravity shift, in the abyss, show me the shoe will drop / Could be I'm just a passing trend / You have to tune in 'cause it's not the end”

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