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31/10/2k26 - Happy Ognissanti '26: Vestitevi da personaggi dei videogiochi
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31 . 10 . 2026

La notte delle streghe

Quaggiù nella tana del Coniglio non abbiamo certo bisogno di una festività comandata, per por mente a spettri, demoni e simili.
Non ci serve un incoraggiamento: il Vampiro e la Mummia e lo Zombie (e il Fantasma e il Mostro della Palude e il Lich e l'Oni e la Foca Zombie e...) fanno parte del brodo primordiale da cui siamo strisciati fuori noialtri pezzi di fango.

E dunque questa è la notte del miracolo, in cui il nostro entusiasmo per Zora la Vampira (Porno) e affini supera perfino la diffidenza e la repulsione istintiva che proviamo per chi mercanteggia con i nostri sogni e la nostra nostalgia.
L'entusiasmo fa miracoli: ha creato dal nulla questo sito venticinque anni fa, per dire. E ha guidato la mia mano stanca e intorpidita a prendere il pennino e disegnare l'illustrazione odierna.
Tema: le streghe.
Una in particolare, con il caschetto biondo ad altezza spalle e un braccio spettrale, la figlia di Ade e Persefone, dai piedi in fiamme e la tunichetta color croco troppo corta... Melinöe, la protagonista di Hades 2. Strega in più di un modo, strega davvero in piena regola, come sa chi si è lasciato ipnotizzare dalla spirale contortissima della sua storia.
Non sono soddisfatto dell'illustrazione, i colori sono un pastrocchio da copertina di un vinile degli anni '80, e il tratto tremola perché per un tratto perfetto serve disciplina e un ritiro in un monastero shaolin per disegnatori... sono stati venticinque anni di arte altalenante, non una progressione costante: questo è uno dei miei rimpianti, non il solo.

La Notte delle Streghe, devo dirlo per onestà intellettuale, in realtà forse sarebbe più propriamente la Valpurgisnacht primaverile... ma non fanno i dolcetti a tema, per quella. Invecchiando si diventa golosi. Però avevo voglia di streghe: sarà perché Cymon è precipitato nella follia bislacca di scrivere una saga New Adult (ehm!) sulle streghe. Ma questa ve l'ha raccontata lui stesso su queste colonne; io la devo ancora leggere.
Oppure sarà il Vecchio Volpone Kojima, che ci ha messo del suo pubblicando una misteriosissima fotografia promozionale per OD, il suo prossimo gioco horror misteriosissimo, in cui appare quella che per alcuni è una strana scopa rossa (ma senza strega a cavalcioni).

Streghe, streghe, streghe: forse è davvero la loro ora. Perfino io, che a differenza di qualcun altro non sono perversamente ossessionato dagli anime di maghette, ho sentito parlare di recente di un paio di cartoni giapponesi dalle tematiche adiacenti.
Uno è Jaadugar: una Strega in Mongolia. Dove per “strega” si intende la versione storicamente accurata, ovvero una studiosa di scienze naturali. Ho visto solo il primo episodio e non ce l'ho fatta a proseguire, per il momento: è un bel viaggio esotico ma gli acquerelli non sono di mio gusto.
L'altro ha un'arte mirabolante, un vero prodigio della tecnica e anche della direzione artistica. Un fantasy anche questo vagamente ispirato all'Asia Centrale, casupole arrotondate da hobbit e steppe selvagge e vesti fluenti... una costruzione certosina di paesaggi, interni e chara-design davvero di un gusto eccezionale. Witch Hat Atelier. Più che i cappelli, in effetti sono le penne stilografiche il fulcro del sistema di magia, e tutto un corredo di cancelleria magica ritratto con una cura che ti mette addosso la voglia di spendere un'enormità in inchiostro e carta.
Il primo episodio rasenta le vette altissime della perfezione narrativa, poi andando avanti la serie rientra nei ranghi di un anime di magia più tradizionale (con le solite bimbette frignanti), ma comunque lodevole.
E poi io non sono quello che guarda i cartoni giapponesi, ricordiamolo sempre. Hanno ben poco posto nel mio cuore, e di maghe/streghe ce ne può essere soltanto una: la Somma Frieren. Che giganteggia su qualsiasi altra opera narrativa del genere e non. Frieren è una deflagrazione culturale tranquilla e silenziosa. Strega o no, ha acceso un fungo atomico che mi arde nel cuore tuttora.

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31 . 10 . 2026

Make it so

In un weekend in cui esiste abbastanza materiale nel nerdverso per parlare ore la morte di Patrick Stewart si mette in mezzo e diventa apertura di questo editoriale che, tra le altre cose, avrebbe dovuto essere magari pure il receditoriale anime, che slitta invece per una seconda settimana.

Credo sia riduttivo ridurre Stewart a "il capitano dell'Enterprise" o addirittura a "Doctor X" perché la sua carriera e la sua vita sono la dimostrazione di come si possa arrivare a risultati impossibili gettandosi a capofitto nelle cose, spesso facendosi poche domande. Attore shakespeariano impostatissimo e serissimo, nel 1984 lo troviamo già nel Dune di Lynch a interpretare un contrabbandiere con lo stesso impegno e da lì sono molte le sue comparsate nei progetti più disparati. E' evidente, data la sua esperienza, che prende come una specie di gita anche l'arrivo in Star Trek, credendo che, come tante altre opere a cui ha partecipato, anche quella fosse destinata a vita breve. Forse anche per questo per anni si disse che non era troppo felice di essere rimasto incastrato nel ruolo di capitano di un'astronave con una padella in testa, qualunque fosse il suo stato d'animo, però, è certo che non ha fatto mai mancare nemmeno un briciolo della sua professionalità. Non si è fermato lì, Stewart è sempre stato un british fatto e finito, una persona seria e quasi un po' burbera, ma incapace di rimbalzare l'affetto delle persone, quindi alla fine ha lasciato che gli strani dei fumetti e delle serie TV lo adottassero, anche al di là del ruolo in X-Men e i vari corsi e ricorsi nell'universo Trek, imparando a giocare con tutti loro. Perché il bello di Stewart è che era pure uno a cui piaceva fare lo scemo, fuori dal set, e il contrasto tra la sua persona e i suoi personaggi è forse una delle cose più preziose che ci ha lasciato.
Non siamo soliti scioglierci in elegie a ogni pié sospinto qui su FTR, ma ogni tanto crediamo abbia senso farlo. Questa è decisamente una di quelle volte.

La vita però va avanti e ci sono un mucchio di contenuti interessanti da commentare. Come ha già fatto notare Lo-Rez (ma io avevo messo la citazione in calce per esserci, eh) le KD/A sono tornate, uscendo fuori da una bara, tanto per far capire che pure Riot aveva pensato di archiviarle una volta per tutte, anni fa. Con l'uscita di K-Pop Demons Hunters un numero imbarazzante di persone, però, ha cominciato a parlare di loro dopo aver visto il film e si sa che i coreani hanno tanti difetti, ma non quello di lasciarsi sfuggire un buon business quando capita. Firestarter NON E' decisamente POP/Stars, ma una roba come POP/Stars esce una volta nella carriera di un gruppo, figurarsi di un gruppo che non esiste. E' una buona canzone K-Pop, non abbastanza buona da fare breccia se non sei un fan del K-Pop, ma orecchiabile, con un video che sceglie tutte delle altre soluzioni grafiche rispetto 10 anni fa, ma è comunque fatto da gente che è del mestiere (difficile potesse succedere il contrario). La mia impressione è che potrebbe essere una specie di tentativo per saggiare il terreno, con un'idea di rimanere più a lungo, dopotutto è uscito un EP con diversi brani, quindi il progetto sembra meno estemporaneo del passato. E alla fine ne siamo contenti.

E' uscito il teaser dell'anime di Death Stranding. E' una manciata di secondi che non vogliono dire niente quindi non so se ha senso commentare. Forse lo stile grafico fumettoso con protagoniste eccessivamente carine come la protagonista non è quello che vorrei per reimmergermi nel catrame, ma staremo a vedere cosa ne uscirà. Nell'universo di Death Stranding si potrebbero ambientare intere saghe, se si ha l'accortezza di stare lontani dalla trama principale e dall'entità estintiva. Kojima ha lasciato tanta di quella roba fuori che ci si potrebbe costruire una nuova stazione di consegna, vedremo se gli autori avranno il coraggio di farlo.

Questo editoriale già lunghetto lo chiudiamo facendo notare che Francesca Michielin (sigh) dopo aver pubblicato un album per cui ci siamo già prodigati in grandi lodi e citazioni a fondo pagina ha deciso di far uscire a stretto giro un album doppio che è l'album di prima più altre otto canzoni. Se si andasse ancora dietro i supporti fisici un'operazione del genere l'avrebbe fatta linciare dalla folla e invece sembra non essersene lamentato nessuno. Come sono queste altre canzoni? Le ritroverete tutte in fondo ai miei editoriali? Per varie ragioni non le ho ancora ascoltate quindi non vi so dire, ma non mancherò di darvi notizia.

“I'm not flirting I'm just hot and speaking / Thank the gods that my youth is fleeting / You heard me, it ain't worth repeating / I, won't, be beaten”

Cymon: testi, storia, site admin