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18/04/2k26 - Brigata Venerdì - Il cavo: Datemi un cavo abbastanza lungo e vi connetterò il mondo
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Lo-Rez: arte, storia, web design
18 . 04 . 2026

Ad astra

Voi credevate che scherzassimo quando vi abbiamo detto che la Brigata Venerdì avrebbe avuto storie sue, invece ecco che vediamo i nostri eroi naturalmente alle prese con una missione impossibile, che però realizzeranno. In un certo senso sono la sublimazione della paranoia ingegneresca.
L'idea di usare quantità di filo imbarazzantemente lungo, poi, in realtà è meno campata nell'aria di quanto voi possiate credere. Sapete che su FTR cerchiamo di parlare il meno possibile di guerre vere, ma uno sviluppo tecnologico certamente interessante del conflitto ucraino è quello dei droni a fibra ottica, droni che, per non essere fermati da sistemi che disturbino le frequenze radio o cellulari, viaggiano attaccati a un lunghissimo cavo in fibra ottica che stendono per venti chilometri grazie a un bel rocchettone che si portano appresso. Una soluzione all'apparenza stupida, ma che nel contesto di un conflitto, finisce con l'essere abbastanza vantaggiosa da diventare realtà.
Gli ingegneri più ingegneri e rompiballe tra voi (vi amiamo, sappiatelo) potrebbero obiettare che buoni tutti farlo con della fibra ottica, ma la Brigata Venerdì sta usando del cavo di rete, che è qualcosa di molto più prezioso, molto più complicato e ha pure della dissipazione che sognatela, su 20km. E quindi? Problemi della Brigata Venerdì. Problemi che risolveranno brillantemente. Nella maniera sbagliata.

Ora che è rientrata credo che sia doveroso dedicare un editoriale alla missione Artemis II perché le missioni spaziali sono quel pezzo di mondo reale che facciamo invece entrare molto volentieri nel mondo di FTR perché sono nerd e perché portano ottimismo. Artemis II si è avvicinata a quella che per tanti anni è diventata un assurdo tabù dell'esplorazioni spaziale, ovvero la Luna, e l'ha fatto con ambizioni enormi. La missione in sé, infatti, riguardava semplicemente un fly-by attorno al satellite, ma è il primo passo verso un tentativo di colonizzazione.

E' ben vero che siamo abituati a pensare che l'unica colonia sensata che possiamo mettere in giro sia su Marte, ma la tecnologia e la scienza ci stanno dicendo che non è poi vero che il nostro vicinissimo satellite sia da buttare via. A parte la presenza indubbia di risorse nel suo suolo, considerando quanto siamo diventati bravi a costruire cose nello spazio che possono ospitare astronauti per mesi, possiamo pensare di fare qualcosa di molto simile sul suo suolo. Nel mio personale immaginario questo è un salto epico, qualcosa che ci avvicina alla fantascienza molto più dei disegnetti dell'AI, perché la Luna, per quanto spoglia, diventerebbe una undiscovered country che darebbe una sterzata alla nostra civiltà, attualmente in una direzione non bellissima. E' vero, per considerare la possibilità che esploda realmente il fenomeno Luna devono venirci in aiuto dei vantaggi commerciali che sono tutt'oggi aleatori. Andare sulla Luna presto potrebbe essere costoso-ma-non-così-costoso però, dall'altra parte, deve esserci una reale possibilità di guadagnarci nel farlo. Lo so che vorremmo tutti che questo tipo di progetti fossero guidati solo dall'innato bisogno di conoscenza umano, ma purtroppo sarà solo innescando questo tipo di meccanismo che anche noi sognatori avremo quello che vogliamo, ovvero un altro pianeta abitato dall'essere umano. (in questo senso potreste provare a leggere la trilogia di Ian McDonald che ha diversi momenti belli e alcuni scimmiottamenti di Dune un po' meno belli, ma rimane un'opera intrigante.

Artemis II è stato un bel viaggio, anche a guardarlo da terra. Al di là degli aneddoti su cessi intasati, barattoli di Nutella e gatti di Sailor Moon è una missione che ci ha portato qualcosa di concreto, delle immagini bellissime e affascinanti, un'aura di mistero che, parlando della NASA, abbiamo tenuto a bada, ma che è innegabile abbiamo avvertito. Tutte le volte che vedo decollare una missione spaziale penso quanto possa essere schiacciante l'ansia per una persona che vi abbia lavorato. Altro che Brigata Venerdì, l'idea di mandare il proprio lavoro a centinaia di migliaia di chilometri da casa senza reali possibilità di operare correzioni e senza nemmeno poter considerare un secondo tentativo è qualcosa che penso bisogna vivere in prima persona. Che gli astronauti con sotto al culo tonnellate e tonnellate di gas incendiati debbano temere per la propria vita è qualcosa che tutti riusciamo a comprendere, ma io avrò sempre un pensiero per lo sviluppatore che sa di mandare nello spazio, inevitabilmente, anche qualche bug.

Questo editoriale aprilesco finisce. Chissà se tra i nostri lettori c'è qualcuno ancora abbastanza giovane da poter sognare di fare l'astronauta, considerando l'imbarazzante livello di ciò che scriviamo spero proprio di no, ma speriamo almeno che ci siano lettori che hanno sognato di fare gli astronauti o sono comunque riusciti a prendersi la loro fettina di spazio da studiare. Ce n'è un sacco lassù, se non fossimo impegnati ad ammazzarci a vicenda ci accorgeremmo che ce n'è per tutti.

“She smiles back, but it's a fact that her fear will eat her alive / Well, she got the life that she wanted, but now all she does is cry / Take what you want, take what you can / Take what you please, don't give a damn / Ask for forgiveness, never permission / Take what you want, take what you can / Take what you please, don't give a damn / It's in the blood and this is tradition”

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