Colori
Gli anni '80 sono nostalgia senza ritorno: senza nostos, insomma; puro algos, dolore puro.
Ci fanno male perché rappresentano la nostra età dell'oro perduta, quando eravamo bamboccini inconsapevoli.
Ma ci fanno tanto male, viste oggi, anche quelle pettinature sbarazzine, e quelle tute di spandex con nastro alla cintura e cavigliere sgargianti, ridicolmente inappropriate sia per gli uomini che per le donne, per tutti i motivi possibili... Era dunque inevitabile che scegliessimo proprio questo abbigliamento per i nostri nuovissimi personaggi della Brigata Venerdì.
Allo “Sviluppatore”, il secondo personaggio che presentiamo dopo il PM, è toccato un colore particolarmente sfigato: il giallo è sì bellissimo, ma molto complicato da gestire.
Non aiuta dunque che questo sventurato sia truccato come Jem.
Non parleremo della Fenomenologia dello Sviluppatore perché lo facciamo già da ventidue anni nella nostra serie Jobs.
Ma quarant'anni fa erano anche “gli anni di che belli erano i film”. E hai voglia a mantenerti di larghe vedute, ad aprire la mente e il cuore alle novità dell'arte e dell'intrattenimento... ma poi mi cade lo sguardo su un qualunque nuovissimo Prodotto Per Lo Streaming™, e mi viene una gran voglia di strappare a forza il cavetto di internet dal muro.
Non voglio neppure approfondire le dichiarazioni ormai numerose di attori e registi che confermano le influenze delle piattaforme sulle sceneggiature: la direttiva inflessibile di spiegare e rispiegare tutto ogni cinque minuti a beneficio del pubblico distratto, che oramai secondo le statistiche è la maggioranza... e chi sono io per mettere in discussione la telemetria di Netflix? Se mi spiegano che quasi tutti gli spettatori odierni dividono la loro attenzione tra due o più schermi, e magari stanno anche cucinando o pulendo la lettiera del micio, io mi arrendo all'evidenza.
No, preferisco ignorare questo aspetto e concentrarmi solo sui colori.
Il XXI secolo ha la mania di tinteggiare i suoi film di Orange & Teal. I mezzi digitali consentono anche all'ultimo degli insipienti di farsi il suo film e la sua fotografia, e questi ignoranti si sono accodati come pecorelle al primo (e unico) concetto di teoria del colore con cui son venuti a contatto: fare tutto arancione e acquamarina, perché crea un bel contrasto forte.
Va bene, ma anche meno. Negli ultimi anni poi le Piattaforme di streaming hanno accelerato questo processo di omologazione, imponendo delle loro “regole” di fotografia (?!) a tutti tranne che ai nomi più affermati.
Come se non bastasse, anche gli schermi stessi si mettono in mezzo per distorcere attivamente le scelte della cinematografia, combinando pasticci tali da far nascere un consorzio per uno standard tecnico che consiste in... niente! Semplicemente nel lasciar in pace quei benedetti fotogrammi, così come sono stati fatti, grazie.
La situazione è tragica, ma non è seria. E così arriviamo al 2025, in cui due o tre film sono stati girati, con grande fanfara, su una pellicola rarissima e ormai d'archeologia.
Preoccupante, se per fare ancora dei colori decenti bisogna andare a frugare tra i fondi di magazzino dei decenni passati!
Uno sono le Battaglie di cui ho già parlato, ma i colori non mi hanno particolarmente entusiasmato (preferivo i film precedenti dello stesso regista).
Un altro è Bugonia (dal nome di una teoria da terrapiattisti di 2500 anni fa), e questo mi ha soddisfatto già di più, in termini di colori. Mi sono anche fatto coraggio per vederlo, dato che il suo regista è famoso per suscitare sgradevolezza estrema nelle sue opere (c'è a chi piace così). Peccato che secondo me sarebbe stato un film molto migliore se fosse finito qualche minuto prima, anche a costo di tradire l'originale di cui è il remake.
Precisamente al minuto 1:45:10.
Dividi et narra
Oggi vorrei parlare di una questione di narrativa un po' capziosa, probabilmente ne verrà un editoriale noioso, saltatelo se vi va.
Ultimamente grazie a SKY ho recuperato alcune vecchie serie realizzate dalla BBC riguardanti La Guerra delle Due Rose, basate a loro volta su una serie (molto lunga) di libri che mixano con abbastanza intelligenza il romance tra le varie teste coronate e gli intrighi politici. Come sapete la Guerra delle Due Rose è anche la base di Game of Thrones quindi viene abbastanza spontaneo fare un confronto tra i due prodotti televisivi (se non tra i libri) e quindi mi è sorto spontaneo chiedermi per qualche motivo lo sceneggiato sugli eventi reali mi avesse appasionato di più nonostante la saga di Martin avesse zombie, DRAGHI, streghe e altri ammenicoli divertenti e lui potesse opporre come bonus massimo, ma proprio massimo Rebecca Ferguson nuda.
Uno degli elementi distintivi di Game of Thrones che però è un elemento distintivo di moltissima narrazione fantasy è il fatto che tutti i personaggi siano divisi nettamente in fazioni, casate, famiglie e tutto finisca con avere dei veri e propri brand che colorano le divise, definiscono comportamenti, assegnano slogan eccetera eccetera. E' una cosa che parla anche molto col mondo dei videogiochi nel senso che per esempio uno dei tratti più affascinanti degli strategici è proprio il modo in cui sono sempre fortemente caratterizzate le fazioni, dai tempi di Dune2 a oggi.
E' una cosa che piace molto, sopratutto al popolo dell'internet, ma in generale flirta con il nostro lato infantile, quello a cui piace pensare in modo un po' manicheo e a cui piace avere il controllo della situazione. Se vedo un Lannister so che sarà uno snob con la puzza sotto il naso e probabilmente con i cattivi, se vedo uno Stark mi aspetto tolleri bene il freddo e così via. Anche dal punto narrativo permette di mostrare una narrazione stratificata perché quando approfondisci un personaggio e gli assegni qualcosa di opposto alla casata di appartenenza crei un contrasto interno facilmente individuabile, un conflitto che lo rende interessante.
Solo che capite da soli che questa cosa non è realistica. Tutti le casate storiche si convincono di essere compatte e possibilmente eterne, ma i bordi grigi di qualsiasi genealogia sono inevitabili a meno di ricorrere all'incesto. Sicuramente una casata prevarrà sull'altra, ma le evoluzioni imprevedibili degli accoppiamenti fanno sempre si che in un paio di generazioni si parli di una sfumatura di blasone diversa da prima. In queste condizioni è ragionevolmente impossibile che l'intero sistema feudale sia organizzato in casate monolitiche e immutabili.
Il realismo però non è mai stato un reale problema della narrazione, non serve moltissima sospensione dell'irrealtà per accettare questa cosa che, come ho detto, ci diverte molto. Però, se è vero che ci da un vantaggio sul breve periodo è molto dannosa sul lungo periodo perché è comunque una semplificazione e un sistema semplice difficilmente può diventare ricco di sfaccettature. Questo schema agisce come un vampiro sui personaggi togliendogli la loro identità e impedendogli un reale sviluppo. Un Lannister costruisce tutta la sua storia sul fatto di essere un Lannister, non perché è sé stesso e anche se viene poi costruito e ribaltato e complicato quella base è sempre qualcosa di finto, poco umano, che blocca a un certo punto l'empatia.
Nello sceneggiato sulla Guerra delle Due Rose all'apparenza abbiamo due schieramenti netti, perché così li ha voluti la storia: York e Lancaster. Eppure anche così questi due schieramenti non sono mai utili all'economia del racconto perché, seguendo le cronache reali, emergono invece le famiglie in tutte le loro varie posizioni. E' molto più faticoso, sopratutto all'inizio, capire chi sta con chi e quindi è un po' più lento entrare nella vicenda, ma una volta dentro si ricordano finalmente i personaggi e non i semplici stendardi. Sulla lunga il guadagno è enorme.
D'altro canto, sebbene l'opera sulla Guerra delle Due Rose, la cui autrice è Philippa Gregory tanto perché lo sappiate, è monolitica quasi ALTRETTANTO rispetto all'incompleto Trono di Spade, questa ha divisioni più nette tra un capitolo e l'altro. E questa è un'altra necessità fisiologica, perché degli stendardi possono reggere sette, otto, dieci libri per la loro efficacia sull'immaginario, dei personaggi approfonditi no. Di volta in volta quindi, chi è stato sviluppato in un romanzo in un certo modo, viene ricollocato con una nuova posizione nel romanzo successivo (quando non scompare) e il lettore deve ogni volta da capo empatizzare con tutto il cast. Un altro prezzo più alto che si chiede e che forse, nel mondo della serialità spinta, è un po' troppo per certi progetti.
In conclusione vi invito a recuperare gli sceneggiati suddetti (White Queen, White Princess, Spanish Princess) per vedere quanto concordate con la mia idea, ma anche perché io li ho trovati molto belli e magari li apprezzerete anche voi, proprio perché siete stati fans di Game of Thrones. Oltretutto c'è Catlyin Stark che fa DI NUOVO la madre stronza, così vi sentirete certamente un po' a casa.
Cymon: testi, storia, site admin“Tutti e tre i carri dell'Orchestra portano il nome ORCHESTRA SINFONICA ITINERANTE, in lettere bianche, su entrambe le fiancate, ma il primo reca una riga di testo in più: perché sopravvivere non è sufficiente.”