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15/06/2k24 - Suk berbero: Che comunque un sistemista la manutenzione dei cammelli la sa anche fare
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15 . 06 . 2024

Lista dei Desideri

Cerchiamo un posto tranquillo, vista mare o lago o fiume, vicino a un'acqua qualsiasi, dove si possano sentire gli uccellini e poco altro. Dobbiamo starcene sereni e buoni per un po', a curare i postumi dei Grandi Eventi Estivi di settimana scorsa.
Eventi diffusi, sparsi in un multiverso virtuale tenuto insieme da invisibili connessioni client-server. Abbiamo sempre vissuto in un mondo in cui chiunque può lavorare a un videogioco intero nella cameretta d'infanzia e produrre una roba dignitosissima, a volte perfino un successo planetario: non è una novità. La novità è che oggi chiunque dalla cameretta d'infanzia può mettere insieme uno show videoludico raccogliendo decine di titoli in anteprima e catalizzando l'attenzione di tutto il settore.

Ma per un attimo soltanto, che l'attenzione oggi è merce rarissima!

Mi son difeso come ho potuto da questo incessante assalto ai sensi della vista e dell'udito, protratto per ore su più giorni: cioé ho visto pochi video, quasi sempre in differita, e ho mandato avanti molto spesso. Ma ne sono comunque uscito con una “Lista dei Desideri” di Steam un po' più pesante.
Queste “Liste dei Desideri” ormai sono questione di vita o di morte per i giochi indipendenti, sono il metro in base a cui un editore sceglie i suoi progetti, e non di rado vediamo sviluppatori che ci supplicano in ginocchio di mettere il ditino su quel tasto fatidico, che tanto a noi non costa nulla.

Il costo per noi, o almeno per me, si misura in tempo. La vita è un gioco strategico basato sull'allocazione di slot temporali limitati (come fa anche Little Goody Two Shoes!)
La Lista dei Desideri incombe minacciosa sulle nostre vite, minaccia di divorarsele tutte, è un mostro che cresce sempre e non si sazia mai. Escono molti più giochi belli di quanti potrò mai giocarne.

Escono molti più giochi belli di quanti potrò mai giocarne: mettiamoci il cuore in pace. Da queste ultime manifestazioni ad esempio, tra i titoli più piccini, mi porto nel cuore Cairn, un simulatore di scalata che spero mi deluderà meno di Jusant quest'inverno.
Tra i titoli maggiori invece (corro veloce perché il tempo fugge, appunto, e abbiamo il dovere di rispettare il vostro oltre che il nostro) giganteggia ovviamente Monster Hunter Wilds: sembra già ora un capolavoro , Monster Hunter: La Forma Perfetta. La volta scorsa mi sono soffermato su Gemma e Alma (non sottovalutate Alma, dilettanti!), ma non è solo perché sono un sottone: davvero mi scaturisce un fuoco dal profondo del cuore nel vedere questi chara-design alla ribalta, l'apice di un'arte antica che si va perdendo da molti anni, e che sopravvive nei templi shaolin di CAPCOM e pochi altri.
Ma cerchiamo di toglierci dalla testa Gemma e Alma. C'è stato molto, molto altro che ha colpito la mia immaginazione, sopratutto nella rassegna Microsoft che oramai pubblica la metà di tutti videogiochi del mondo. Curioso che Xbox come console stia morendo miseramente, e al tempo stesso Xbox come marchio di pubblicazioni sia un gigante che ha fagocitato il mercato.
Ad esempio il nuovo DOOM mi ha riempito di fomento col suo immaginario heavy-metal di mantelli di pelliccia e draghi spara-laser. E mi ha fatto bene all'anima il videogioco di Indiana Jones, che in una scenetta di tre minuti è già molto meglio di tutto l'ultimo film, e mi riconcilia con il mondo.
Ma soprattutto nutro grandissime speranze per un titolo tutto nuovo sbucato fuori dal nulla. Clair Obscur: Expedition 33 (perdoniamoli, sono francesi). Un gioco di ruolo a turni?! Ma con input a tempo sia in attacco che in difesa, come in Super Mario RPG trent'anni fa? E che bell'immaginario, malinconico e metafisico!

Fiuuu! Ci sarebbe molto altro, ma vedete che non abbiamo tempo nemmeno per elencarli di sfuggita, 'sti giochi! Figuriamoci giocarli!

Lo-Rez: arte, storia, web design
15 . 06 . 2024

Molte vite come nessuna

Oggi ho visto il poster del film di Bioshock fatto da Netflix e ho detto subito no, ma è stato un no così di pancia che in qualche modo mi sono sentito di doverlo elaborare, perché il problema non era Netflix in sé (per una volta), ma qualcosa che riguarda il media cinema unito al media videogioco unito il mondo delle piattaforme online (che, spero, stiamo tutti trattando come distinte dal cinema-cinema anche quando si dedicano ai lungometraggi).

Il primo punto che voglio porre è che in un certo senso adattare un videogioco denso di ambientazione come Bioshock è più difficile che adattare un romanzo. Sembra un'arrogante sparata nerd, ma se ci pensate nel momento in cui dovete costruire un universo per un romanzo potete farvelo, nella vostra stanzetta, enorme e dettagliato quanto volete, ma quello che poi proporrete al lettore (e dovrà riportare il regista che adatta) è solo una finestra che si apre dagli occhi dei personaggi che seguono la trama. E' come visitare un universo, certo, ma su un binario predefinito, in cui si incontra soprattutto quello che importa alla storia principale e non ci sono molti modi di divagare (per certi versi divagare è un errore tecnico).
Un videogioco invece è diverso perché il giocatore deve avere un certo grado di libertà e può prestare attenzione a quello che vuole. Possono esserci un sacco di dettagli infilati in un videogioco che il giocatore può vedere come non vedere, ma, se li vede, e magari rimangono impressi vividamente in lui, contribuiscono alla "storia" intesa qui come un mosaico molto più ramificato.
Un videogioco poi ha sempre quel problema che il protagonista non può proprio recitare la storia, va un po' a soggetto, perché deve rimanere l'idea che il giocatore lo comandi quindi la storia ogni tanto improvvisa, ogni tanto è accondiscendente, ogni tanto scompare. Correrle dietro, per un adattamento, sempre, può essere un delirio.

Ovviamente se penso ad adattamenti di videogiochi ben riusciti nel mondo dei film il pensiero va, come sempre, innanzitutto a Resident Evil, che non è un capolavoro di cinematografia, ma nel suo contesto e con i suoi meccanismi è un gioiello che si è ritagliato il suo posto rispettabile nella cultura pop.
Cosa è però Resident Evil? Non un buon adattamento, per niente. PWA ha preso il materiale di partenza e, pur rispettandolo molto, ha scelto una sua linea d'azione e l'ha seguita da inizio a fine, scoprendo anche cose nuove rispetto al lore di RE, creando un suo universo distinto da quello dei videogiochi, due mondi che si richiamano l'un l'altro, ma non si sovrappongono. E' un buon lavoro, richiede qualcuno che si metta al timone pronto a fare delle scelte.

Qui arriviamo a Netflix. Non ce la vedo a fare delle scelte, per la strategia che ho già spiegato l'altra volta Netflix sta avviando un progetto Bioshock per massimizzare l'engagement, quindi non può proporre un prodotto che non sia la riproposizione più o meno pedante del videogioco facendo finta che semplicemente riproporre le immagini giuste e seguire qualche bigino possa bastare a dare esattamente il videogioco, quando in realtà l'unica cosa che puoi ottenere, su due ore di pellicola, è un omogeneizzato con dei palombari molto grossi e delle bambine inquietanti. Questo è quello che mi aspetto come risultato, posso sempre sbagliarmi, mi sbaglio spesso, ma il problema è sempre lì, chi glielo fa fare di fare delle scelte che finirebbero col rompere l'illusione di darci la storia di Bioshock? Qual è quell'autore che vedendo la storia di Bioshock ci ha visto dentro un film e vuole proporci la sua visione? Non è presunzione, la mia, è solo una visione piuttosto fredda del passato recente.

E poi ci sono le serie TV. Fallout, assieme alle altre serie di cui ho parlato su questa colonna, è la dimostrazione che esiste la possibilità di fare buone cose partendo dai videogiochi con una serie TV. Perchè una serie TV, anche di fronte a un plot principale, può in effetti spaziare e divagare come un videogioco, può dedicarsi al worldbuilding, può addirittura prendersi dello spazio per portare avanti delle side-stories (come ha dimostrato The Last of Us). Bioshock potrebbe essere una grande serie TV. Magari cambiando un po' il ruolo dei protagonisti e di altri personaggi per non ricalcare proprio il gioco e tenersi la porta aperta per qualche stagione, magari arricchendo la storia con qualche interazione in più, ma lavorandoci parliamo di materiale praticamente d'oro. Certo, alla fine la serie avrebbe potuto anche mantenere quella patina cheap che hanno i prodotti su piattaforma e che comunque ha anche Fallout, eh, ma avrebbe potuto essere veramente divertente.
Quello che è accaduto, secondo me, è che Netflix voleva prendere questo treno dei videogiochi che sta portando soldi ai suoi competitor (ma anche a lui, se consideriamo la seconda stagione di Arcane), ma non voleva prenderlo di petto, forse perché ha paura di mescolare il suo pascolo di engagement, così ben controllato e determinato, con il pascolo dell'engagement dei videogiocatori, che ha altri pastori e giardinieri a tenerlo in ordine, chissà.

Comunque non starò qui ad aspettare il gioco di Bioshock, Bioshock è già un gioco con cui ho un bizzarro rapporto odi et amo e questa pellicola difficilmente passa le barriere del mio cuore. Però sono contento di aver espresso at large il mio pensiero sull'argomento, anche se è sempre un ritornare su discorsi già fatti, solo farli un po' meglio, solo complicarli.
Come si vede che non abbiamo capito proprio niente dell'internet.

“Tell me I'm your national anthem / (Booyah, baby, bow down, makin' me say wow now) / Tell me I'm your national anthem / (Sugar, sugar, how? Now take your body downtown) / Red, white, blue is in the sky / Summer's in the air and, baby, heaven's in your eyes / I'm your national anthem”

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