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03/01/2k26 - Raccolta DNA: Dopo che avete usato il vostro DNA ricordate di rimetterlo a posto per bene
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03 . 01 . 2026

Ascesa al Monte Fatato

L'Ascesa del Monte Fatato, in Silksong, è uno dei ricordi più intensi tra tutte le ore che ho passato davanti a uno schermo quest'anno, o negli ultimi anni.

“Un'impresa ardua persino per noi”, ammoniscono le antenate spettrali della protagonista, ma lei è davvero una Principessa Guerriera, orgogliosa e ostinata. E a volte nonostante abbia io il joypad in mano sembra che sia lei a guidare: se ne sta lì nel suo tutù rosso acceso, le zampette ben piantate a terra, l'Ago d'acciaio sguainato, e mi immagino una smorfia sprezzante, una sfida non solo alla montagna innevata che si erge maestosa davanti a noi, ma proprio a me.
Questo insetto intrattabile sembra che mi guardi col mento sollevato, e mi giudichi... Non sono abbastanza per te, Hornet? Io, che videogioco da trentacinque anni, e salto sulle piattaforme da altrettanti?!

E allora scaliamola, questa maledetta montagna. Spoiler: sarà un'impresa ardua persino per noi.
Intanto, la prima volta che la raggiungiamo, a seconda del percorso fatto potremmo non disporre nemmeno dell'attrezzo senza il quale (a meno che non siamo speed-runner assai creativi, perché questo gioco, come la vita, non ammette assoluti) non riusciremo a raggiungere la base: e allora resteremo lì sotto, impotenti ma non vinti, e metteremo un segnalino sulla mappa. Nei metroidvania si fa così sin dagli anni '80.
Dopo un minuto o venti ore torneremo lì, da quel segnalino impertinente. Crederemo di esser pronti, ma magari moriremo un paio di volte anche solo per fare quell'ultima acrobazia che ci porta infine alla base della salita, e a quell'ammonimento terrificante. Il problema è che a queste altezze fa freddo. Ce lo segnala un effetto audiovisivo unico, elaboratissimo, come ce ne sono innumerevoli in questo gioco sorprendente. Dopo un po' si comincia a perdere punti vita, e l'unica salvezza è raggiungere una fonte di calore.
Ma le pendici della montagna sono scoscese, i salti ardui fin da subito, e fonti di calore non se ne vedono.
A questo punto i pigri mollano: magari da qualche parte troveremo un artefatto per proteggerci dal freddo... E invece no. Non sempre possiamo invocare un aiuto che ci liberi dal male. Non sempre gli ostacoli possono essere rimossi. A volte non rimane che accettare il dolore, e cercare di soffrirne il meno possibile.

Se siamo pigri, insicuri o timorosi volteremo la schiena al Monte Fatato e ci dirigeremo verso angoli più clementi di Lungitela (non ce ne sono poi molti!): e così possiamo arrivare a settanta ore di gioco, o persino finirlo, senza il premio che ci attende in cima alla montagna: la tanto agognata abilità di cui si sente la mancanza per tutto l'Atto II perché questo gioco beffardo continua a piazzarci roba appena fuori la nostra portata.
(È una delle prime abilità che di solito si ottengono nei metroidvania, ma a Silksong non fa difetto la creatività, né l'ambizione, né la consapevolezza dei giganti su cui si erge. Gioca con le aspettative come il gatto col topo, con una crudeltà a tratti davvero indisponente... la Principessa Guerriera è anche una Severa Maestra.)

Ma se invece siamo spavaldi come la nostra protagonista e la sua mantellina rossa, e ci lanciamo a capofitto nella sfida senza demoralizzarci, dopo qualche balzo scopriamo che sì, più avanti c'è in effetti una fonte di calore... e poi un'altra, e un'altra, sempre al limite della nostra sopportazione ma sempre alla portata.
Davvero, Silksong, mi stai chiedendo questo...? Il Monte Fatato si può scalare!
Un percorso c'è, per quanto sembrasse inverosimile: l'ambiente nuovo e ostile, le voragini ampissime e le pareti ripidissime, l'ammonimento lapidario all'ingresso, persino l'assenza sospetta di nemici... tutto cospirava per demoralizzarci. Ma Silksong ci dà fiducia, crede nella nostra caparbietà, nella nostra capacità di migliorare noi stessi attraverso sacrificio, allenamento, perseveranza. Come un guru di LinkedIn, o come un venerabile maestro shaolin che si liscia i lunghi baffi bianchi, ma per davvero.

Quando scendiamo dopo aver conquistato la vetta siamo insetti migliori di com'eravamo prima dell'ascesa.
Abbiamo un'abilità nuova, ma soprattutto sappiamo usare meglio quelle che già avevamo. Abbiamo spinto un po' più in là i limiti di quel che credevamo possibile: le difficoltà hanno risvegliato il nostro potenziale.
Forse abbiamo solo imparato ad accettare il dolore, a soffrire meglio.

Il Monte Fatato è solo una delle innumerevoli sfide di questo giochetto letale come la sua protagonista, ma in fondo altrettanto animato da senso del dovere e compassione per tutte le creature (inferiori, ovviamente).
Un gioco-cattedrale che ad ogni passo rivela nuove delizie, denso e ricco e lussoso come solo un'ossessione monomaniaca coltivata per sette anni di lavoro poteva produrre. Ogni creatura che incontriamo ha una voce, e possiamo indurla con la musica a rivelarci i suoi pensieri e a cantare per noi.
Ogni anfratto di Lungitela si offre inesauribile alla nostra curiosità... e questo ancor prima di aver innescato l'ormai favoleggiato e segretissimo Atto III, che rinnova la sorpresa stravolgendo tutti gli scenari e tutte le creature in un modo molto più cupo e profondo di quel che pensavo.
Non sono ancora al vero finale ma già alcune sfide si sono rivelate troppo per me (quelle di combattimento, mentre in quelle acrobatiche me la sono sempre cavata): forse sarebbe solo questione di perseveranza, o forse i riflessi sono ormai andati per sempre, ma Silksong mi ha insegnato quel che doveva, e a volte insistere non è la decisione più saggia.

Sia come sia, è anche per vivere esperienze spirituali come questa che ancora ci ostiniamo a pigiare i tastini sui videogiochi, persino quelli Difficili™.
A noi che non capiamo altro linguaggio, un videogioco può insegnare qualcosa della vita più della vita stessa. All'apertura di una nuova pagina di calendario è utile da tenere a mente.

“Come le vele del mio destino si possono ammainare contro la troppa luce, così possono anche essere piegate per cogliere una favorevole oscurità. Adesso le mie ascese non comportano sforzo. Non è più una questione di gravità – è un’accettazione del Cielo.”

Lo-Rez: arte, storia, web design
03 . 01 . 2026

Anno nuovo cose vecchie

Visto che l'anno è nuovo e noi siamo gente controcorrente penso che faremo un editoriale principalmente di roba vecchia. E' già vecchia questa strip, visto che l'ottimo progetto di clonazione aziendale è in piedi dal 2009, anche se evidentemente Godel, da bravo Ingegnere delle Tenebre, probabilmente è sempre riuscito a svicolare dai subdoli documenti che avrebbero garantito il suo consenso, ma si sa, nell'era moderna il consenso è più un pro forma, quindi Clara è tornata all'attacco.
Non che sarebbe un bene avere due Godel. O anche tre. Ma sapete che le aziende sono diventate abbastanza autolesioniste ultimamente.

Parlando di cose vecchie parliamo anche delle cose vecchie di cui non parleremo. Come sapete FTR è uno dei pochi posti di nerdlandia che non si è scorticato le mani dietro Stranger Things e quindi, almeno per quello che riguarda la mia colonna, non avrete nessun commento sul suo finale. Ho letto cose in internet, ovviamente, visto alcuni spassosissimi meme, ma sapete bene che non mi piace parlare di ciò che non ho guardato. Già sui videogiochi abbiamo un approccio un po' astratto, almeno sulle serie TV mi piace mantenere un minimo di correttezza. Ho anche concluso, ultimamente, che sono troppo vecchio per guardare una cosa per parlarne male, un'attività che è divertente, ma che si prende troppo tempo senza dare indietro altrettanto. Anche del Sandokan da poco prodotto e trasmesso sulla RAI, per esempio, ho sentito giudizi interessanti, interessanti in senso negativo, ma anche lì non credo che farò il grande passo.
Per quello che riguarda Stranger Things, se volessi veramente parlarne, purtroppo dovrei recuperare quattro stagioni e sarebbe un'impresa improba. Ricordo ancora con terrore quando mi feci la vasca di Dark uscendone idrofobo. E considerate che con Dark ero partito pensando che mi sarebbe piaciuto. Ero ancora ingenuo e non completamente consapevole di cosa fosse la netflix-era.
Vorremmo almeno dirci "E pure questo Stranger Things ce lo siamo levato dai...", ma a Netflix non sembra vero di avere una PI tutta sua di successo da mungere in cui non deve pagare i diritti a nessuno perché se l'è fabbricata quindi avremo serie spinoff, cartoni animati, spettacoli sul ghiaccio e musical a venire (c'è già uno spettacolo teatrale, mi dice la regia). Non ho mai creduto nell'universo di Stranger Things e oggi non credo che a estenderlo ne uscirà qualcosa di buono, ma così va il mondo di questi giorni e non saremo anime belle da venire a lamentarcene.

Parlando di altre cose vecchie sembra che il Dio Denaro non voglia proprio smetterla di sorridere alla Nintendo. E' di questi giorni la notizia che la gente, senza un motivo apparente, ha ricominciato ad acquistare il 3DS. Nintendo non ha fatto niente per arrivare a un risultato del genere, anzi, ha avuto nei suoi confronti un atteggiamento passivo-aggressivo da sempre. Ha smesso di produrla, ha chiuso lo store online, ma non ha mai detto a nessuno che non la supportava più. Non ha mai detto che aveva perso la corona del mercato handheld non perché fosse uscito un successore migliore nel mercato handheld, ma perché la sua console ammiraglia aveva trovato la sua nuova giovinezza nell'essere sostanzialmente anche handheld, magari non nel modo compatto che riusciva al 3DS, ma con la manovrabilità adatta alla generazione tablet.
Il 3DS però rimane una bellissima macchina (soprattutto nella sua prima incarnazione), che è stata anche imitata in diversi momenti da pseudoconsole per il retrogaming e proprio il retrogaming e l'homebrew ha deciso di adottarlo, dandogli l'ennesima giovinezza.
La parte più buffa: il prezzo della console si è alzato. Perché sappiamo perfettamente che l'unico ufficio che non mette mai in discontinuità le console e i videogiochi vecchi è il reparto prezzi, che controlla col bilancino ogni fluttuazione per massimizzare i guadagni, non importa se fatti a partire da oggetti che tutti gli altri hanno dimenticato.
Abbiamo già detto delle similitudini tra Nintendo e Apple, ovver quelle per cui i loro oggetti trascendono il semplice uso quando si parla di ciclo di vita, ma stavolta stiamo un pochino esagerando.

Cose vecchie: ho recuperato tutti e tre i film di Madoka Magica, perché stanno uscendo un sacco di trailer del quarto lungometraggio e ho sempre sentito come una ferita aperta aver sempre ignorato le evoluzioni del brand. Anche qui, nel 2011 accettai l'importanza della serie nel mondo degli anime, ma sollevai alcune perplessità riguardo alcuni suoi difetti. Devo dire che ho trovato che la storia funziona molto meglio nei due film in cui è stata compattata, anche se questi fanno poco altro che rimontare il materiale di partenza. Madoka Magica è un romanzo in cui tutte le sue sfumature risaltano se non lo si spezzetta, soprattutto se si ha un po' di consapevolezza per non concentrarsi su Madoka, ma guardare l'evoluzione di tutte le altre maghe, tutte storie tragiche, ovviamente, e tutte storie potenti. Rebellion è un modo arzigogolato, ma interessante, di proseguire la storia. Lo starchild del finale della serie originale, diciamo, è ovviamente una pagnottona esoterica per chiudere una storia fin troppo filosofica e Rebellion non può che essere un vagare per la mollica di tale pagnotta. Lascia comunque un po' di voglia di vedere il quarto capitolo (per cui abbiamo aspettato TREDICI ANNI) che sembra in dirittura d'arrivo.

Abbiamo detto tutto, direi che possiamo anche dire BUON ANNO e dedicarci a questa nuova rivoluzione del pianeta. Mi raccomando, quando scrivete timestamp, da oggi, devono cominciare con 2026.

- I guess I do think it's kind of bad to break the rules because you feel like it
- Then I suppose someday, you will become my enemy as well.

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