Spazi liminali
Mi trovo, o mi trovavo, ancora una volta scagliato dalla mano del destino in un punto a caso del globo terracqueo.
Date uno schiaffo al mappamondo e puntate il ditino a caso... ecco, io ero lì.
(In effetti nel 70% dei casi punterete in mare... Diciamo che io sono stato un po' più fortunato, ma solo un po'. E che uno dei presunti migliori aeroporti del mondo non appare certo così grandioso come crede il suo Paese.)
Siamo frastornati, ed è colpa del viaggio solo in parte: attraversare gli spazi liminali, e sprofondare nei tempi liminali che sembrano inghiottirci, logora l'anima, e non c'era bisogno di un filmetto horror per mostrarci questa verità della vita.
Ma la nostra epoca e il mondo intero mi paiono essi stessi liminali, il preludio di qualcosa di indefinito e inquietante come la musichetta paurosa prima del jump scare. Anche il settore dei videogiochi casca a pezzi, e anche nel settore dei videogiochi le fortune di pochi crescono inarrestabili come se avessero usato un cheat code.
Ad esempio c'è una nuova pubblicità di GTA VI, l'ultima, ed è magnetica e carismatica come le altre. Vale a dire che calamita l'attenzione con una facilità irresistibile... Sarà la colonna sonora, che non ne ha sbagliata una? Sarà la tecnologia proveniente da qualche anno nel futuro (dicevano il vero quando si bullavano di aver “scritto un software next-gen, invece di aspettare l'hardware come gli altri”)? Sarà la storia ponderata per anni, i personaggi rifiniti fino a splendere di luce propria?
Non so che incantesimo m'ha gettato addosso GTA VI: forse quello che mesmerizza milioni e miliardi di altri esseri umani, e almeno per una volta non sono strano io.
Anni addietro scelsi di Vedere la Bellezza, dunque meglio la gloria di GTA che i fallimenti e le chiusure che disseminano cadaveri lungo questo tempo, appunto, di attesa e di transizione. Difficile per me, cinico col cuoricino di pietra chiuso in uno scrigno (come ci metteva in guardia C. S. Lewis), spargere lacrimucce per softwarehouse che non facevano un gioco decente da 15 anni.
Tempo di attesa, di transizione. La barriera per produrre videogiochi funzionali si è talmente abbassata che, come accennavamo settimana scorsa, diventa plausibile farsi fare dall'IA giochetti privati ad uso e consumo personale, o che indulgono in nicchie d'ossessione davvero ristrette (fa ridere che solo settimans scorsa citavo un progetto di ricompilazione di Final Fantasy Tactics Advance, e neanche sette giorni dopo ne è uscito un altro).
Sapevate (e qui ci avviciniamo pericolosamente al territorio professionale, anche nei weekend!) che la libreria JSON più efficiente al mondo è un progetto open-source di Capcom?! Tutto può accadere in quest'epoca convulsa!
Tim Sweeney, un uomo che non ha solo il nome ma anche l'aspetto e la personalità pericolosamente vicini all'anagramma “Team Suini”, non ha fatto in tempo a sbandierare un mezzo secondo in caricamento in meno per il suo orrido Epic Games Launcher, che il Santo Protettore Gabe Newell ha risposto riportando Steam in testa a questa assurda classifica, nemmeno un giorno dopo. Il guaio dell'IA, caro sig. Suini, è che non ce l'hai solo tu, ma ce l'hanno tutti.
Confusi e frastornati, non ci resta che rifugiarci nella consuetudine. Come consuetudine in questo periodo dell'anno, è uscito il nuovo singolo delle K/DA: Firestarter.
Non dico che ascoltare K-Pop, o idolatrare idol coreane di K-Pop, sia la nostra consuetudine... però il debutto di queste quattro creature virtuali, talmente finte da sembrare vere, nel 2018 ci aveva sconvolto nel profondo. Questo nuovo video conferma l'eccellenza tecnica dello studio di Arcane, ma la canzoncina non mi ha preso molto e i chara-design non mi hanno entusiasmato.
I miti perdono smalto, nell'era liminale.
Lo-Rez: arte, storia, web design
Stranimondi: the reckoning
Stranimondi raggiunge in questo 2026 la sua dodicesima edizione il che significa che è una manifestazione che ha una storia, ormai, ma che ha anche attraversato un'epoca di cambiamenti, fino ad arrivare a cambiare anche lei.
Il cambiamento più rilevante, certamente, è stato quello della sede. Ci si può sentimentalmente sentirsi feriti per aver abbandonato la Casa dei Giochi di Sant'Uguzzone, un posto che era un vero e proprio covo nerd in cui ci si sentiva come a casa del proprio master il mercoledì sera e tutto era a suo modo intimo, ma la vivibilità là era giunta ormai al limite. Con un numero di frequentatori e espositori sempre in crescita gli spazi di Sant'Uguzzone erano ormai improbabilmente stretti, con problemi a camminare tra gli stand e difficoltà a respirare in caso di giornata anche ragionevolmente calda. La partecipazione ai panel generava confusione con flussi di persone che entravano e uscivano e si ammassavano in corridoi stretti, senza contare quelli che per raggiungere la sala di loro interesse dovevano mietere la folla con ascia bipenne.
Gadames è uno spazio per eventi fatto e finito (accidentalmente a 10 minuti da casa mia, tra le altre cose), forse non nella zona più eccitante di Milano, ma si è rivelato una struttura solida, capace di dare spazio a tutti i partecipanti, con una sistemazione dei panel ottima a detta di tutti e in cui si poteva tranquillamente camminare e chiacchierare godendosi finalmente le varie esposizioni, senza sentire l'urgenza di fuggire fuori periodicamente per recuperare aria. Un po' più "fredda" per mille motivi più o meno razionali e forse priva di una vera zona decompressione all'esterno dove godersi forse l'ultimo weekend mite della stagione, ma in realtà questo e tutti gli altri difetti rilevabili sono dettagli che sicuramente andranno a raddrizzarsi con l'esperienza.
Con Gadames Stranimondi è maturata, portandosi in uno spazio più consono, ma personalmente ho vissuto questo come una conseguenza di un fenomeno più importante: l'editoria che guarda a Stranimondi è maturata, è diventata più consapevole, ha capito di avere un ruolo nel mercato che non è più quello di raccogliere le briciole delle corazzate del settore, ma dare la voce a un universo di possibilità e immaginari che le corazzate del settore volutamente hanno dimenticato di servire, chiamando intorno a sé quel pubblico sicuramente minoritario, ma non insignificante, che ne ha bisogno. E per far questo, diciamolo a grande voce, questa editoria si è anche messa a produrre libri molto belli, sia come contenuto che come edizioni.
Potremmo parlare ore del rapporto tra libro e oggetto libro, di come il mercato cartaceo ha annichilto l'ebook che doveva mangiarselo e di come si sia evoluto soprattutto nella piccola editoria, il modo di trattare l'edizione dei proprio prodotti, ma magari dedicheremo a questo un altro editoriale. Ora limitiamoci a dire che girare per Stranimondi, anche per un curioso completamente ignorante riguardo la storia dell'evento, quest'anno era proprio uno spettacolo.
Poi c'è la
Sul mio zaino è orgogliosamente appuntata la spilletta della prima edizione dell'evento (ah! facessero ancora le spillette) ed è da quel giorno lontano appunto 12 anni che io desidero poter essere a questo evento come autore. E' successo quest'anno, con l'uscita della La Fame del Lupo ed è stata un'esperienza bellissima, ma massacrante. E bellissima, ma massacrante. Partite dal fatto che io mi sono sempre spaventato, da visitatore, quando gli espositori mi rivolgevano la parola e pensate ora a me che cerco di accalappiare praticamente qualsiasi passante provi a fare minimo contatto visivo col libro. Quello che forse non vi è chiaro è che anche La Fame del Lupo, come gli altri libri di Stranimondi di cui dicevo sopra, è proprio bello da vedere ed era esposto in una pila sontuosa che attirava l'attenzione un po' di tutti. OperaNarrativa, la casa editrice per cui ho pubblicato, era a Stranimondi ufficialmente alla sua prima fiera e quindi mancava di quella rete di contatti e di quel nome tale da attirare naturalmente appassionati per cui è stato necessario un po' "urlare" la nostra esistenza, ma nemmeno questo ci ha spaventato. Non credo ci sia in questo narcisismo, nemmeno da parte mia, io penso che nel momento in cui si crede fermamente in un progetto bisogna dimostrarlo anche dimostrandosi pronti a parlarne e a confrontarsi con chiunque e io ho parlato, molto, moltissimo, in due giornate serrate in cui, travolto dalla trance agonistica, ho raramente abbandonato il forte.
Tutti gli scrittori vi raccontano dell'emozione di scrivere libri e hanno ragione, ci sono molte cose che ti attraversano mentre ti trovi davanti alla tastiera, a creare. Quando però il libro riesce ad arrivare in una qualche forma al mondo là fuori c'è tutto un altro universo di cose che ti piovono addosso. Come insegnano tutti i libri di magia e libri di filosofia una cosa non può essere vera se nessuno la vede e la tua storia non può essere viva se nessuno la legge. Plasmare una storia è un'esperienza affascinante che invito tutti a provare, se sentono l'impulso a farlo, ma portare la propria storia al mondo significa sentire il suo cuore battere e questo è spaventoso, ma in un modo incredibilmente vivificante.
Mi sono stupito a trovare sconosciuti che, a volte perché incuriositi da quello che vedevano, a volte stroncati dalle mie parole, hanno deciso di comprare il libro. Naturalmente a questi si sono aggiunti una gran quantità di amici, conoscenti, colleghi e quant'altro che hanno deciso anche loro di entrarne in possesso. A questi va la mia gratitudine anche perché so che l'hanno preso con sincero entusiasmo però lo sconosciuto, quello che è proprio altro da te, quello che non sapeva nemmeno che esistevi fino a un momento prima di entrare lì... quello è un treno che ti arriva dritto in faccia, difficile da elaborare.
Ovviamente, per dare un racconto di Stranimondi tondo, bisognerebbe anche dire tutto quello che c'è stato prima e intorno all'evento, i momenti assurdi, quelli divertenti, quelli paradossali. Come sapete però FTR è un diario che si tiene ben lontano dalla mia sfera personale quindi su tutto ciò sorvoleremo. Se vi interessa però anche di tutto quello ce n'è stato in abbondanza.
Conclusioni? Comprate il libro. Sono addirittura diventato un utente attivo di Instagram per promuoverlo quindi non mi tirerò indietro a ribadire la promozione qui su FTR (ma dopo questo editoriale smetto, giuro). Comprate, più in generale, libri. Cercateli. Se siete dei lettori e avete in mente solo quello che si trova nelle grandi librerie sappiate che la vostra visione delle opportunità disponibili manca di un pezzo che è sempre più grande, sempre più importante e pure sempre più bello. Cercate modo di farlo venire alla luce.
Cymon: testi, storia, site admin“I'ma start a fire, oh, I like a little drama / Call the fire fighter, call me crazy, call it karma / Got you burnin' so hot, you'll be beggin' for water / I'ma start a fire, I'm a fire starter”