Sognando Tifa
I veli del sogno si sono scostati, per due orette o tre. Prima Sony e poi tutti gli altri. E nelle prossime ore nuove brezze gonfieranno quei veli... sono veli proprio maliziosi, incostanti e umorali! Come il temperamento di una gatta, e come il meteo di queste ultime settimane.
Siamo tutti appostati, più o meno trepidanti, per cogliere una visione di quel che si cela dietro i veli del sogno: visioni fugaci (dopotutto costano 250.000$ al minuto!) oppure sguardi intensi e languidi, sostenuti per ben venti minuti (?!).
Sony, ritrovatasi monopolista di un mercato in costante erosione, ha soffiato forte forte spalancando veli, tende, finestre e tutto quanto: che albagia, che sicumera mostrare un titolo nuovissimo nell'interezza dei suoi venti minuti iniziali!.
God Of War: Laufey. Tantissimi mostri, e belli grossi!
Ho molto faticato ad emozionarmi per la narrativa del God Of War col padre e il figlio: tutta in piano sequenza, d'accordo, ma il Maestro Kojima, tra gli altri, l'aveva già fatto; e poi quella tanto decantata profondità emotiva del rapporto padre-figlio mi ha fatto arricciare il nasino più di una volta. Sarà perché quando l'ho giocato avevo già passato i sedici anni da un po'. Però insomma, mi ha divertito rivedere l'incipit preciso di quel gioco, mogio e solenne, e poi però vederlo subito divergere e volare in su verso il cielo, seguendo il fumo della pira, su su dal banale boschetto innevato verso altre galassie coloratissime, fino ad approdare in uno strano nuovo mondo... pieno appunto di tantissimi mostri, alcuni dei quali davvero belli grossi.
Meraviglioso il disorientamento provocato dalla commistione di mitologie diverse ed esotiche che forma l'ambientazione di questo nuovo titolo incentrato sulla semidea Laufey: che bello esplorare il pantheon buddista/mongolo, tanto per dirne uno, e non adagiarsi una volta ancora sui triti e ritriti miti greci o nordici.
Finalmente un altro titolo ad altissimo budget che richiama i cartoni innocenti con cui siamo cresciuti noialtri: no grigio & marrone, sì colorini fluo che non temono di esplorare un po’ l'arcobaleno anche nelle sue parti più ardite...! E musichette un filo elettroniche che si insinuano nella partitura orchestrale.
Ecco, magari gli animaletti pucciosi sono un po' troppo da cartoni innocenti? Il cubo gelatinoso e i nastri parlanti mi fanno credere che anche questo gioco non spiccherà quanto a maturità di scrittura (ne parlavamo giusto la volta scorsa). Si potevano coniugare meglio registri così diversi, come fa Metal Gear Solid? O il Maestro è uno solo? Ma in tutti i modi l'ambientazione esotica e il graficone e le combo aeree velocissime potrebbero ben soddisfarmi, come uno svago leggero.
E poi ci sono state altre conferenze, ovverosia altri filmati promozionali a pagamento, e mentre scrivo stanno ancora imperversando e ne mancano ancora di molto attese: settimana prossima avremo altro materiale.
Se dovessi enumerare tutto quel che ha risvegliato il mio interesse farei un editoriale ancora più amorfo e palloso di quanto è già... Meglio procedere per associazioni di immagini.
L'annuncio del remake di Resident Evil: Code Veronica è un po' più eccitante del solito perché l'originale è davvero una roba che ricordano in pochi, talmente vecchia da precedere persino questo stesso sito. Io modestamente lo ricordo, è uno dei quattro o cinque titoli che giocai su Dreamcast: ma non è giusto dire “ricordo”, son passati ventisei anni e per giunta la trama dei Resident Evil era già all'epoca un pastrocchio ingarbugliato e demenziale come sanno fare i giappi.
Però questa Claire è una topa spaziale. La degna controparte di Leon, Splendido Quarantanovenne, anche se in questo suo gioco lei apparirà nel pieno della giovinezza (comodo, eh?).
Un'altra topa galattica, ma forse smodatamente giovane, disperatamente giovane, è Evie, la nuova protagonista del seguito di Stellar Blade. Di Stellar Blade, e del rapporto tra Etica ed Estetica, abbiamo già detto profusamente. Va bene l'estetica, la ginoide tutta sintetica e un maniacale studio anatomico dei muscoli pelvici... però questa qui non ha un visetto un po' troppo immaturo? Sarò prontamente smentito quando sveleranno l'attrice su cui è modellata, e sarà una coreana di 37 anni: fino ad allora, è un visetto che non mi mette a mio agio e mi ha distratto dalle tante meraviglie mirabolanti mostrate in quel trailer.
Un altro fil rouge che percorre questi annunci è stata la Losca Città dei Malviventi: l'abbiamo vista in due titoli SEGA che mi mandano nei matti. Stranger Than Heaven, che si configura come la versione ancora più pazza di uno Yakuza Like A Dragon (!), e il nuovo Virtua Fighter.
(Nello scrivere queste parole mi tremano le dita.)
Entrambi sono ambientati in bassifondi multiculturali in cui si mescolano etnie e tradizioni meravigliose e variegate, con l'unica costante del menare forte le mani e spaccarsi la faccia a calci.
E infine è giunta Lei.
La protagonista dell'annata videoludica.
La stella del momento, a 31 anni dal suo debutto.
Solo e sempre Tifa.
Immensa ed eternamente giovane (lei sì), l'amore adolescenziale di Cloud e la nostra prima waifu dei sogni è tuttora richiestissima: comparirà in Street Fighter VI come guest star (lo avevamo previsto), e naturalmente nel suo Final Fantasy VII Revelation.
(In cui peraltro avrà campo libero per regnare incontrastata sui nostri cuori, avendo tolto di mezzo quell'altra smorfiosetta di A-... ehm!)
Di Tifa, di Aeris e di Final Fantasy sono pieni questi editoriali nella misura in cui riempiono il mio cuore e i miei pensieri: sarebbe superfluo spendere ora altre parole. Mi limito a ribadire che è tutto bellissimo. Non si poteva chiedere di più.
Lo-Rez: arte, storia, web designQuella volta che sono morta
Clevatess è un re delle bestie demoniache che, stufo che gli umani continuino a invadere il suo territorio per ammazzarlo, decide di distruggere il regno umano più vicino. Naturalmente ci riesce, essendo smisuratamente più potente, ma sulla via del ritorno si incuriosisce del destino di un neonato e decide di prendersi cura di lui. Per riuscirci resuscita uno degli eroi che hanno cercato di ucciderlo, Alicia che così diventa sua schiava e compagna di viaggio in una bizzarra esplorazione delle terre degli uomini.
Siamo tornati agli anime fantasy (perché non si può sfuggire agli anime fantasy), in questo caso si potrebbe parlare quasi di grimdark per i toni cupi con cui sono presentati, soprattutto, i regni umani ancor prima per come ci appaiono le creature demoniache. E' un fantasy massiccio, quello di Clevatess, che non si spaventa a presentare un primo episodio monstre di 45 minuti in cui se la prendersi tutto il tempo per delineare la psicologia di Alicia, raccontarci della sua morte e farci arrivare alla sua risurrezione ben informati sul suo background. Intanto ci descrive un universo piuttosto vasto che comprende quattro re delle bestie demoniache (uno per punto cardinale), cinque regni per quattro razze ben distinte e un'articolata profezia che va a complicarsi episodio per episodio. La sua arroganza è data dal fatto che di tutto il worldbuilding che ci espone poi non ce lo fa visitare tutto, dando a intendere che questi dodici episodi sono solo la punta dell'iceberg di una storia ben più grande.
Una delle chiavi di lettura più importanti per capire Clevatess, sta proprio nel titolo: sebbene sia piuttosto facile empatizzare con Alicia e considerarla l'eroina è la bestia demoniaca il vero protagonista della storia. Clevatess è un personaggio imprevedibile, che ovviamente limita la sua onnipotenza anche per esigenze narrative, ma che in più di un punto arriva sempre sul punto di fare proprio quella cosa che non ti aspetti per poi... farne un'altra che ti aspetti ancora meno. Cinico e sprezzante nei confronti degli umani rappresenta un efficace occhio esterno sui loro destini e sebbene non faccia nulla, ma proprio nulla di buono, si finisce col volergli bene e apprezzarne le evoluzioni.
Grimdark, dicevamo, perchè i temi trattati sono piuttosto forti, a partire dalla storia di Nell/Nelluru per passare dagli atteggiamenti sboccati e sprezzanti della nostra zombie Alicia fino al cinismo della politica umana. Un fantasy che non ha niente di rassicurante se non una resa a colori comunque sgargianti, che forse mal si accordano con i suoi temi. Purtroppo, lo ripetiamo spesso, il fantasy occidentaleggiante degli anime appare, dal punto di vista grafico, un esercizio sempre molto di maniera. Forse Clevatess ha dei tocchi più di tante altre opere (beh, Clevatess nella sua forma originale è proprio buttino mentre le armi magiche hanno già più carisma), ma non c'è moltissimo di cui gridare al miracolo.
Per chiudere la disanima del comparto tecnico riportiamo una opening J-Rock piuttosto interessante, non una canzone che metteremo nelle nostre playlist, ma una composizione che fa comunque il suo sporco dovere.
Clevatess è stato uno dei successi di quest'anno e a ragione. Offre un punto di vista piuttosto originale sul fantasy e mette al fuoco un sacco di carne, abbastanza da per una saga corposa come il fantasy richiederebbe. I suoi protagonisti sono tutti atipici, ma riescono tutti a farsi amare dal pubblico. In questa prima stagione di dodici episodi fa tutto quello che si chiede a un anime che ha pretese di longevità: elimina il cattivo principale, ribalta le credenze della protagonista, delinea l'esistenza di un cattivo più grosso e getta un'ombra di ambiguità su tutto il resto. Io direi che è consigliato, vi divertirete a veder combattere Alicia, che mette in verve quello che il disegno non mette in spettacolarità e un paio di volte potreste anche sobbalzare per i colpi di scena. Direi anche che, visto il successo, potremmo anche riuscire a rivederlo presto.
Cymon: testi, storia, site admin“Context, context, there is context to the slaughter / There is a loving, good, good, reason / God's quotations kill a daughter / There's a lump under the rug in religion's house / They will dance and defend anything to keep it from comin' out ”