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749, 16/01/2016 - Wiki
749
16 . 01 . 2016

I giochi sono cambiati

Infatuati delle stelle, abbiamo dimenticato le nostre radici.
Reduci da un paio di settimane di Guerre Stellari, dobbiamo tornare ora alle tradizioni quindicennali di questo sito, e fare un'antologia dei giochi migliori dell'anno appena trascorso.

Ci proveremo.

La triste verità è che fare questa classifica diventa di anno in anno più difficile. I bei giochi non mancano, e anzi credo sinceramente che l'industria videoludica produca titoli di anno in anno sempre migliori. Però le cose cambiano. Noi cambiamo.
I dispositivi capaci di fornirci divertimento elettronico si sono moltiplicati. In origine era il cabinato a gettoni, il televisore, il monitor del PC... poi un'esplosione di schermini di tutte le taglie, videogiochi sui telefoni, televisori con dentro app con dentro i videogiochi, scatolette che prendono i videogiochi e li travasano da uno schermo all'altro per inseguire le nostre vite complicate, videogiochi che traboccano dagli schermi ed invadono le nostre stanze, i nostri occhi e le nostre orecchie.
Diciamo che siamo diventati distratti. Seguire tutto quello che succede, in tutte queste forme, è impensabile. Quello che è popolare in Corea oggi, magari è più popolare di tutti i giochi degli anni '90 messi insieme, ma in Occidente è sconosciuto. I bimbetti e le fanciulline sono catturati da Minecraft e dai giochini con le statuine di plastica. Ci vorrebbe una pagina dedicata solo a loro, ma FTR non è quella pagina.

Dunque posso soltanto parlare di quel che mi ricordo io del 2015, sapendo che la memoria dei vecchi spesso fa cilecca. Non posso concepire un buon videogioco senza una direzione artistica grandiosa, come mi pare di aver già detto qualche volta (cioé sempre) in questi 15 anni: per questo motivo i giochi per me più preziosi sono quelli con l'arte migliore.
Di Metal Gear Solid V: The Phantom Pain ho già scritto tantissimo su queste colonne; ovviamente è il Gioco dell'Anno, un'opera entrata di diritto nella storia non solo grazie ai suoi meriti ma anche per la storia alquanto travagliata della sua produzione, la Misteriosa Sparizione di Hideo Kojima, eccetera.
Darkest Dungeon è la sorpresa che mi ha scosso di più quest'anno: l'ambientazione è magistrale, e anche se tutto si è già visto l'esecuzione eleva questo gioco al di sopra di quasi tutto quello che si è visto nel 2015. Ogni schermata di questo RPG sembra un fumetto di Hellboy, peccato solo per la difficoltà crudele: perché mi maltratti così? Io ti volevo solo amare!

C'è tempo soltanto per una menzione veloce di Life Is Strange. Il gioco in sé non eccelle mai davvero, è solo molto carino. L'arte è quella di un fumetto colorato con i filtri di Instagram, ed è perfettamente appropriata al tema del gioco: per questo mi sento di dargli tanti cuoricini.

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16 . 01 . 2016

Identity Check

La scorpacciata di Star Wars per quel che mi riguarda non è ancora finita. Affamato di Jedi veri e cose di Star Wars un po' più aderenti a quelli che sono i miei gusti sto provando a dedicarmi a Star Wars: Rebels. E' un progetto con un target decisamente giovane, ma ci sono un sacco di Jedi e spade laser e tanto basta. Se mai deciderò di parlarne diffusamente lo farò dopo averne visto un po' di più.

Per quello che riguarda l'editoriale odierno, invece, una buona notizia e una cattiva notizia. La buona notizia è che possiamo tornare su un argomento a me tanto caro, quale quello dell'identità nerd. La cattiva è che, più o meno, devo di nuovo dare ragione a Recchioni, e due volte in due settimane cominciano a essere un po' troppe.
L'articolo della nostra attention whore preferita al centro della giornata é questo. C'è dentro un pizzico di ragionamento sulla condizione femminile, vero, ma il punto focale riguarda l'identità nerd è soprattutto il fatto che "nerd is the new sexy" senza una ragione apparente.

Per completezza, in netta antitesi con questo atteggiamento iconoclasta, metto qui il riferimento a Orgoglio Nerd, testata web per cui nutro una certa antipatia, mai nascosta, e che invece cavalca proprio questo new deal con delle contraddizioni mica da ridere.

Ritorniamo comunque al problema principale: nerd is the new sexy? Essere nerd è figo, aiuta nelle feste, fa trombare e, soprattutto, ti mette al centro della società? Impossibile, direi, visto che i nerd hanno cessato di esistere.
Non dico niente di nuovo, ho già fatto questo discorso diverse volte, oggi, se mai, dobbiamo dargli una dimensione un po' più iperbolica. I nerd sono stati un "movimento" così come possono esserlo stato i punk, i paninari, gli hippies e tutti gli altri. Si è localizzato all'incirca all'inizio degli anni '90 e, come tutti i movimenti, ha prosperato per una quindicina d'anni. Esaurita la sua spinta ha finito col spegnersi lentamente mentre le sue componenti principali venivano assorbite dalla società e massificate per formare lo spirito del tempo.
Da un punto di vista storico, spiegare questa cosa è un gioco da ragazzi: una volta accettato che i nerd sono stati un movimento culturale è scontato che vi sia una parabola all'incirca di due decenni che poi li veda scomparire, così è stato per tutti i movimenti. Da un punto di vista pratico, invece, sono andate a scomparire le condizioni al contorno. Certi ambienti, una volta in una confortevole penombra, ora sono in piena luce, altri non hanno più gran motivo di esistere, altri ancora esistono ancora, ma si sono così iperspecializzati che a loro volta sono diventati sottonicchie irragiungibili. Quello che è rimasto, di questo crollo, è risacca, qualcosa che assomiglia ai nerd, anzi, neanche tanto, ma che così si è etichettata perché aveva bisogno di un'identità.
I nerd, per esempio, non sono mai stati grandi appassionati di serie TV, di certo non come la gente d'oggi. Perché le serie TV, negli anni 90, erano molto meno e molto diverse da oggi. C'erano i nerd appassionati di Star Trek, i trekkers, che già allora vivevano in un mondo tutto loro, ma a parte quello c'era giusto un certo amore per la fantascienza che andava a concretizzarsi in alcuni titoli cardine. Non è che ogni anno si correva dietro alle serie che uscivano, oppure si guardava tutto e il contrario di tutto, oppure altri atteggiamenti isterici.
L'attacco alle serie TV è doveroso perché, sostanzialmente, intorno a questo si riduce il cosiddetto nerdismo d'oggi, con una spolverata di letteratura fantasy (fantascienza quasi niente) circoscritta a una dozzina di titoli e alcuni oggetti totemici come Star Wars (ridalli). Il mondo dei fumetti è rigorosamente processato attraverso le serie TV (again) e i film e mai recuperato correttamente alla fonte. Rimangono quindi fuori tutte quelle cose che non hanno ancora una trasposizione nei mesi a venire, i manga e dozzine di altri ambiti che erano travi portanti dell'essere nerd.

Come sono assolutamente fittizi gli interessi degli attuali nerd rispetto a quelli reali, anche il contesto sociale è completamente distorto ed è qui, più che altrove, che Orgoglio Nerd marcia in maniera ruffiana, cercando di farsi promotore di una rivincita di cui la generazione attuale non ha affatto bisogno. E' vero, i nerd nella loro accezione originale erano emarginati, erano pochi ed erano un po' ostracizzati all'interno degli ambienti scolastici. Non è assolutamente vero oggi, in cui tutti hanno un computer e tutti, dalla reginetta di bellezza della classe all'asso dello sport, passando per il cervellone di turno, maneggiano gli stessi social network e gli stessi strumenti di comunicazione. Meglio così, eh, non sia mai che io desideri un mondo per i nerd duro e crudele che li forgi a più alte missioni, ma accettiamolo. Se oggi avete intenzione di andare in giro vestiti da Rey Ayanami non siete più degli eroi che ostentano la loro passione fregandosene di ciò che dice la gente, siete solo gente che ha un costume divertente per una festa. E poi sia chiaro, dopo Rey Ayanami ci sono stati almeno vent'anni di eroine manga di cui potreste parlare, però non ne sapete niente perché siete ancora lì fermi a Evangelion, che già solo stare a dietro a quello vi è troppa fatica.

Quindi nerd is still nerd. E sta morendo. Sta morendo perché gli unici che potrebbero parlarvi di come era veramente hanno 40 anni quasi e, a parte alcuni casi patologici che ancora tengono un fumetto online, la maggior parte non è in giro a istruire nuove generazioni. Più sottile e interessante, invece, il discorso di Recchioni sull'asocialità galoppante, che quello si non è un "movimento", ma una preoccupante patologia della nostra epoca.

“I'm your landlady, not a plot device!”

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